Racconti
      
    di Salvo Gallo
      
    Pagine: 57
       Prezzo: 4,00 euro
       E-mail: gallore@tiscali.it
       Tel.: 333 5226053

     

    PROFILO DELL'AUTORE

    SALVO GALLO, autore, siciliano, vive a Floridia (SR). La sua scrittura letteraria e poetica. Sposato, con un bambino.
    Con la casa editrice la Prospettiva, pubblica nel 2000 «Il Monastero di Roccalumera». Con Il Grappolo edizioni 2001 «Piccole Postille». Con Penna d’Autore 2002 «Il Giovane Goffredo Pinto» e nel 2003 «I Miei Pensieri». Sempre con Prospettiva editrice pubblica «Lettera di un pastore» e «Fiabe per Bambini». Nel 2005 infine con Penna d’Autore quest’ultimo lavoro: «Mezzaluna e Pantaleo».
    Recentemente è stato inserito nell'antologia «Poeti contemporanei», della casa editrice Libroitaliano.
    Esopo moderno, la sua è una scrittura genuina e amabile.

     

     PREFAZIONE

    «Le bizzarre situazioni in cui si vengono a trovare i personaggi del racconto, riserveranno sorprese capaci di stupire il lettore, che nel contempo usa il passaggio nel mondo della fantasia, genio, estro, senza, però rinunciare alla realtà dei nostri giorni, vizi, virtù, problematiche del vivere quotidiano, e qui emerge l’umorismo per i lettori stanchi di tanta letteratura eccentrica e seria» Buona lettura!

     

    Questa storia raccontala a tutti

    La storia che vi racconto in questo capitolo della mia vita esponila a tutti quelli che incontri, in piazza, in discoteca, in albergo in piscina, al mare in montagna, nelle strade, in pizzeria e magari a scuola, Mio nonno mi dice.
    «Caro Mezzaluna se sarei in te, che godi di tanta capacità di capire e fare tutto, e che sei un genio del computer, mi gioverei per diventare qualcuno, magari come Enstein, o Archimede».
    «Magari nonno - gli rispondo - magari!»
    «Potrei diventarlo, ma sai, i miei compagni e gli amici del quartiere ridono a crepapelle quando le dico, sapete ragazzi, sono un piccolo genio e posso fare cosa straordinarie»
    Il bullo del quartiere Cecco, mi dice che non mi piacciono quelli che si credono chissà cosa, poi magari fra riffe e raffe si viene a sapere che tutto è un trucco o un imbroglio.
    All’inizio della nostra conversazione non gli ho dato retta, poi mi sono incazzato come un leone, e le ho mollato un ceffone, procurandogli la rottura degli occhiali, se ne andato a casa piangendo.
    All’inizio la gente del mio paese di Ficosecco, un piccolo paese di appena seimila abitanti era esitante e indecisa sulle mie qualità di paranormale ma poi, ha smesso di menare il can per l’aia e piano piano ha creduto al mio genio.
    Intanto mi presento, mi chiamo Mezzaluna Lo Porto, ho solo nove anni e frequento l’IV elementare, a scuola ci vado per capriccio, perché sono un piccolo genio e ho l’arte di capire e fare tutto, il maestro non mi dice nulla, tanto non ho nulla da imparare.
    I miei capelli sono sempre bagnati e pettinati all’indietro, sono scuro di guarnigione e con me porto sempre un maglione verde, a casa mia c’è mio fratello più piccolo di un anno che si chiama Pantaleo, è un po'più alto di me e anche più robusto, portagli occhiali montatura verde... Ha molti lentiggini sul viso, capelli a spazzola, tinti di color giallo.
    Mio Padre si chiama Marion Lo Porto, fa il camionista, ma quasi mai e a casa, la mia mamma è casalinga si chiama Alice.
    Con noi ci sta lo zio Basilio quasi su sessanta, e il nonno Ginetto quasi 65 anni.
    Si svolge la vita di tutti i giorni, ma nella nostra casa accadono sempre cose strane, bizzarre, il mio fratellino Pantaleo ne combina di tutti i colori, a volte è irrefrenabile, fa cose da pazzi, ci sono parecchie cosette da raccontare, invito tutti i lettori bambini e grandi a centellinarvi quello che fra poco vi racconterò.
    Io Mezzaluna, sono un bambino prodigio, Dio mi ha dato la capacità di capire e fare tutto, nei computer sono un genio, a Ficosecco nel mio paese sono diventato un simbolo, tutta la gente mi ammira e mi stima.
    Pensate che vado al comune a rimettere a posto i computer, bloccati o che hanno difficoltà a funzionare, a solo nove anni nessuno mi percuote, e anche i laureati informatici, hanno difficoltà a capire quello che faccio.
    Premetto che io Mezzaluna Lo Porto, tutto quello che scrivo è pura creatività, ma questo non vuol dire rinunciare alle realtà della vita.
    Non voglio lasciare nulla al caso, non mi sono mai pavoneggiato, la stima e la fiducia me la sono meritata, se qualcuno dubita o legge ondeggiando è meglio che chiuda il libro e lo lasci leggere a chi crede a Mezzaluna, il piccolo genio.
    Come vi sto raccontando all’inizio la gente di Ficosecco dubitava sulle mie qualità, poi hanno smesso perché ha capito il mio genio, anche se qualcuno mi rinfacciava di essere un burlo.
    Bene, la storia che volevo raccontarvi era un lunedì mattina piovoso, un forte vento infastidiva gli alberi del viale grande.
    Il mio caro zio Basilio si sentiva male aveva forti dolori all’addome, a volte i dolori erano talmente lancinanti che lo zio Basilio gridava come un picchiatello.
    Così ho deciso di prendere il motore di mio padre Marion e di corsa ho portato il mio sfortunato zio all’ospedale di Ficosecco.
    Arrivati all’ospedale "Fratelli buoni" di Ficosecco è stato subito visitato dai dottori: era diventato pallido e incrociava le mani.
    Il medico lo ha tranquillizzato! «Stia sereno, ha solo un forte maledetta digestione, la rimettiamo subito in sesto con un’iniezione dolorifica»
    Dopo un po'siamo usciti dall’ambulatorio e ho riportato lo zio Basilio a casa. Lo zio arrivato a casa mi ha spiegato che soffriva di tanto in tanto di dolori addominali, a volte non c’era nessuno che mi poteva aiutare, gridavo come un matto, urlavo, urlavo, pensa che la vicina di casa sentendo le mie urla ha chiamato il 113.
    «Venite presto, vicino casa mia c’è un pazzo che urla!».
    Che disgrazia, mi diceva lo zio, con i dolori che mi facevano mancare a volte il respiro, nessuno mi credeva, mi sono trovato senza capire niente al manicomio, svegliandomi avanti a me c’era mia zia Nina che guardandomi è rimasta strabuzzata.
    «Le cose della vita, caro Mezzaluna», mi diceva lo zio.
    «In questa terra accadono cose strane, a volte ti ritrovi in galera senza saperne il motivo…. Boh!»
    All'inizio a Ficosecco la gente non era molto contenta del lavoro del Sindaco Mazzalupo, il primo cittadino del paese che badava solo a fare festini e balli, disinteressandosi dei gravi problemi di Ficosecco.
    Pensate che nel comune concesse il posto a molti dei suoi parenti, la gente lo tacciava di nepotismo, clientelismo, ma quasi nessuno si assumeva la responsabilità di denunciarlo.
    Ficosecco era un paese in vivibile dove la tranquillità della brava gente non regnava più.
    La brava gente si lamentava, ma nessuno cercava di raddrizzare una nave che stava affondando.
    Or bene, amici, bambini e bambine, una bella mattina mi sono alzato deciso, invece di andare la scuola ho stabilito di affrontare a viso aperto il signor Sindaco di Ficosecco... Sono stato ricevuto con stupore dal Sindaco, che guardandomi mi ha detto:
    «Quanti anni hai, bamboccio».
    «Nove!» Gli rispondo.
    «Bene dimmi il motivo della tua visita».
    «Vede signor Sindaco, non faccia caso alla mia tenera età è solo apparenza, lo scopo della mia visita è chiara. Sono qui per rappresentare i seimila cittadini di Ficosecco, in paese ci si lamenta per i gravi disagi che tutti noi siamo sottoposti, c’è mancanza in tutti i settori amministrativi».
    Il sindaco mi guardava esterrefatto poi prese la parola e disse: «Ma tu, caro Mezzaluna hai solo nove anni, come fai a capire le problematiche amministrative?»
    «Che ne sai che il Sindaco non fa bene il suo lavoro?»
    «Chi ti dice che a Ficosecco si sta male?»
    «Dammi una prova di te, come faccio a risponderti senza ragionamenti?»
    Ho storto il muso, lo guardavo fisso negli occhi e poi le ho posto sul tavolo 80 pagine dattiloscritte, tutte battuti col mio computer, un favoloso Intel-Pentium III, 1900 Mhz,con 40 GB di hard disk, e 256 di ram, una vera potenza.
    «Ecco, signor Sindaco, qui trova tutte le argomentazioni in queste 80 pagine, e se vuole una prova che tutto quello che legge è scritto da me, mi dia il suo computer, le riscrivo tutto a memoria».

    continua

    - VETRINA LETTERARIA -

     
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