Raccolta di racconti
  
di Giuseppina Rognetta
  
Pagine: 57
   Prezzo: 7,00 euro
   Tel.: 011 751447

 

NOTE BIBLIOGRAFICHE

Pubblicazioni:
1995 Prima che sia finita Ed. Firenze Libri
1997 Ia raccolta Fiori all'occhiello Ed. G.E.T. Chivasso (TO)
1998 IIa raccolta Fiori all'occhiello G.E.T. Editrice
2001 Il colore delle ore Ediz. Primo Scalino Torino
2002 Pensieri in fuga Ed. Primo Scalino
Dal 1994 pubblicazione di racconti brevi su antologie di varie case editrici, scelte dalle giurie dei concorsi presso i quali la scrittrice ha partecipato ed è giunta finalista, alcuni dei quali (Antologia Nocciolino '97 e '98; Pensieri d'Autore Ibiskos Editrice 1997; La faccia scura della luna Ediz. Angolo Manzoni 2000 - Torino; Porto le caravelle dei sogni Ediz. Ibiskos 2000; e alcune riviste di settore); Gran Premio Letterario Europeo Penna d'Autore 2002.
Nel 1998 il racconto breve L'appuntamento è stato recitato in versione teatrale dai giovani attori dell'Associazione Culturale Torinese la Famija Turinejsa.
Finalista in numerosi concorsi letterari europei, vincitrice del terzo Premio Omero 2001, indetto dalla Città e dalla Provincia di Torino; terzo Conc. Intern. Lev Tolstoj indetto da Avvenire d'Abruzzo di Luco dei Marsi; XV° Conc. Intern. Giovanni Gronchi indetto da Città di Pontedera e Regione Toscana.

 

IL TESTIMONE

Aprì la porta e, senza attendere invito, attraversò la stanza venendo a sedere in poltrona davanti alla mia scrivania.
Alzai gli occhiali, poggiandoli sulla fronte, e restai a osservarlo fino a quando non fece un cenno di saluto. Risposi e controllai le sue mani aperte, che strofinavano le gambe sui pantaloni di flanella sgualcita, come se stesse asciugando i palmi. Era un uomo molto alto e in passato doveva essere stato robusto. Il colorito dell’epidermide lasciava intendere che il soggetto non si nutriva in maniera corretta.
"Le sudano le mani?" domandai istintivamente, e senza attendere risposta proseguii "Non sia nervoso. Devo solo assistere il procuratore mentre le porrà qualche domanda".
L’uomo atteggiò un sorriso nervoso:
"Sto solo tentando di non grattarmi… Le gambe mi prudono da impazzire. La notte non dormo per il fastidio che mi procurano. Possono essere i morsi dei ragni, dottore?".
Prelevai un modulo nuovo di zecca dal cassetto, e riabbassai gli occhiali sul naso, rispondendo un evasivo:
"Vedremo! Intanto, mi permette di prendere nota dei suoi dati anagrafici mentre aspettiamo il procuratore?". L’aria del mio interlocutore era disponibile. "Bene. Signor Gotthenmeyer, vuole dirmi qual è il suo nome di battesimo e …".
L’uomo m’interruppe tossicchiando, grattò la coscia destra con la punta dell’indice, poi prese a snocciolare:
"Mi chiamo Nodnarb e sono nato a Stoccolma, il primo di Aprile del 1968. Bambino sereno, genitori sposati regolarmente, nessuna separazione o divorzio e salute mentale ottima. Niente botte, nessuna droga, né alcool. Insomma, una noia mortale, eppure dovrebbero essere ancora vivi, e fino a quando li ho sentiti, due anni fa, erano sani di testa e di corpo. Nell’ottantasette sono sbarcato a Londra per gli studi universitari durati meno di un anno, e ho fatto il lavapiatti a Parigi prima, il panificatore in Bretagna poi, il pasticcere ad Amsterdam dopo, e da tre anni circa faccio il sopravvivente qui a Roma".
Corrucciai le sopracciglia, e lui spiegò meglio:
"Barbone. Invisibile. Cercarifiuti. Colui che sopravvive, insomma… Tenga, dottore, questo è un documento rilasciato dalla questura, perché i miei li ho persi durante i viaggi ".
"Capisco" dichiarai, cominciando a scrivere Il paziente appare curato nell’abbigliamento e nella persona fisica, formalmente corretto e collaborante (anche troppo). L’espressione del volto è partecipe e l’atteggiamento della persona non rivela inquietudine, tremore o eccitamento psicomotorio né presenza di stereotipie, bensì visibile stanchezza (ha dichiarato di non riuscire a dormire a causa di prurito cutaneo).
"Come mai ha scelto questa attività?" domandai senza alzare gli occhi. Lui rise.
"Per essere precisi, è lei che ha scelto me. Quando sono rimasto senza lavoro, senza casa, senza più nulla! E adesso questo procuratore si è fissato che io avrei visto in faccia un assassino. Un serial-killer che ha colpito nei pressi del mio cartone-dormitorio. Ne avrà sentito parlare, dottore, di quel Brando di cui parlano i giornali. Pare che un testimone abbia sentito una vittima chiamare così l’aggressore. Io l’ho già detto e ripetuto che non ho visto niente in quel vicoletto. Ho solo sentito un urlo e sono scappato. Lì non c’è luce, e la colpa è del Municipio, non mia! Il problema della bolletta è ormai risolto per me".
… L’eloquio è fluido, comprensibile, appropriato e ricco di contenuti espressi, consono con il grado di scolarizzazione e con la fascia d’appartenenza sociale…
"Le dispiace se scrivo? Faccio entrare il procuratore?" richiesi. L’uomo rise di nuovo:
"No, alla prima domanda. Si, alla seconda!".
Premetti il tasto dell’interfono e ripresi a scrivere:
… La mimica è vivace, adeguatamente espressiva e sintonica con i contenuti del discorso e con gli stati d’animo che li accompagnano…
Il funzionario appoggiò la ventiquattrore sul mio tavolo, trasse un fascicolo e premette il pollice sulla penna, liberandone la punta con uno scatto. Si mise comodo, accanto a Gotthenmeyer, fissandomi con l’aria di chi non ha nulla da dire. Poi passò al suo vicino, che stava grattandosi un ginocchio:
"Dunque, signor Gotthenmeyer, lei ha asserito di non aver visto l’uomo che ha pugnalato quel barbone, suo vicino di… cartone. Dichiara di essersi svegliato a causa dell’urlo e di essere fuggito senza guardarsi indietro. È esatto? Cosa può aggiungere, per aiutare le indagini?".
L’uomo si guardò intorno, come alla ricerca di qualche segno sulle pareti, poi sospirò:
"Non ho altro da dichiarare. Io non ho visto l’assassino di Rupert. Non ho neanche idea del perché sia stato fatto secco! E neppure gli altri tre barboni miei colleghi, uccisi prima di lui. Ci sarà qualche fuori di testa che ci odia, al quale facciamo schifo o diamo fastidio, anche se non so come… Prego, dottore, scriva pure!".
Il soggetto è lucido e orientato nel tempo e nello spazio, rispetto alla propria persona nonché nei confronti della situazione d’esame di cui comprende l’importanza… Emergono solo lievi segni e sintomi di deterioramento. L’attenzione, sia nella forma spontanea sia volontaria, è parsa buona e non facilmente esauribile nel corso del tempo del colloquio…
Il procuratore gli si rivolse nuovamente:
"Lei si è chiuso nella sua scatola intorno alle 21,30 circa, dopo aver litigato con Rupert Ruffain, a causa di certi insetti che lo stesso avrebbe gettato nella sua scatola, con l’intento forse di convincerla a ‘traslocare’. Questo è stato confermato da Ferdinando Checcia e Raimond Clermont, i suoi due vicini di ‘camera’. Forse è giunto il momento di confessare, signor Nod Gotthenmeyer! Lei ha urlato contro Ruffain, poi si è chiuso nella sua stanza da letto, e quando Checcia e Clermont si sono addormentati, lei è uscito di soppiatto e ha aggredito Rupert colpendolo alla gola con un coltello".
L’imputato restò calmo:
"Mi ero appena addormentato. Rupert ha urlato come un cane scannato. Mi sono svegliato, sono sgattaiolato dalla mia scatola e sono scappato a gambe levate senza voltarmi indietro, perché sui vecchi giornali che raccolgo nei bidoni della spazzatura ho letto di questo Brando che uccide i barboni! Quando, ore dopo, sono tornato a riaffacciarmi al vicolo c’erano le macchine della polizia, con le sirene spente e le luci blu che ballavano contro le belle pareti scrostate che tanfano di piscio, dei palazzi intorno…".
E io, scrivevo …
Non sono emersi disturbi inerenti la memoria a breve e a lungo termine, i ricordi sono riconosciuti come tali, collegati correttamente tra loro e connessi in un corretto rapporto spazio temporale.
"Lei mente!" asserì burrascoso, il procuratore. "Cosa ci dice dei ragni?".
Nod atteggiò per la prima volta una smorfia di fastidio.
"Che pungono e fanno prudere!" rispose, grattando con nervosismo i polpacci.

continua

- VETRINA LETTERARIA -

 
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