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Saggio
di Angelo Ruggeri
Pagine: 52
Prezzo: 8 euro
ISBN 978-88-6170-019-2
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PROFILO DELL'AUTORE
ANGELO RUGGERI è nato il 21-12-1944 a Formello (RM), dove tuttora risiede. Ha
frequentato il liceo classico alla scuola “Virgilio” di Roma e nel 1971 si è
laureato in Ingegneria Civile Idraulica all'Univer-sità di Roma, vivendo in
prima persona le vicende del movimento studentesco romano. Dopo la laurea ha
lavorato per quasi cinque anni come Ingegnere Civile nella Repubblica del Sud
Africa, e per brevi periodi in Nigeria e in Arabia Saudita. Tornato in Italia ha
esercitato per qualche tempo la libera professione ed è stato anche consulente
tecnico del Tribunale Civile di Roma. Nel 2004 ha pubblicato il suo primo libro
di poesie «La confessione» (Casa Editrice Libroitaliano), nel quale ha narrato
le sue esperienze durante il periodo della contestazione studentesca e qualcosa
della sua professione di ingegnere. Nel 2005 ha pubblicato con la stessa casa
editrice il libro «Le origini della poesia», dove racconta come a suo parere
nacque la grande poesia italiana e le drammatiche vicissitudini cui sono andati
incontro i nostri maggiori poeti fin dai primordi dell'arte.
LEZIONE SULLA FELICITÀ NEL
GINNASIO-LICEO “PROPERZIO” DI ROMA
Una professoressa parla ai suoi allievi.
“Il rispetto e la solidarietà verso coloro che soffrono è fra
i primi doveri di tutti gli uomini, in particolare dei giovani e più di tutti di
quelli che come voi hanno l’opportunità e il privilegio di frequentare un liceo
prestigioso come il nostro. Ricordate però che la sofferenza non è tra le cose
buone della vita, non è una virtù e neppure un dono che la Natura ci offre per
mettere a prova la nostra pazienza: se così fosse tutti la cercherebbero e
poiché è cosa facile da ottenere, la terra sarebbe tutta un ospedale. La
sofferenza è una condizione di disagio fisico o mentale nella quale in qualche
periodo della vita – chi più, chi meno – tutti veniamo a trovarci, qualche volta
per nostra colpa, qualche volta per colpa di altri e quando ci siamo dobbiamo
cercare di uscirne col minor nostro danno. Vi dico ciò perché nei giorni nostri
tanto si parla di sofferenza e di tutto ciò che rattrista la vita, da far quasi
pensare che i sofferenti siano esseri privilegiati e destinati alla santità per
il fatto stesso che soffrono. Voi abbiate come scopo nella vita quello di essere
felici, impresa non facile in questo mondo, ma degna di essere perseguita.
Soffrire è cosa comune, anche le creature prive di ragione soffrono, essere
perennemente scontenti è anche questa cosa comune. E non è vero che la
sofferenza renda gli uomini più buoni, tutt’altro: chi è infelice assai spesso
vuol vedere anche gli altri infelici e la sofferenza alimenta l’invidia verso
chi è sano e felice a meno che un uomo abbia raggiunto il limite estremo che lo
rende del tutto indifferente a quel che accade attorno a lui. Siate voi in primo
luogo felici, senza però fare sfoggio della vostra felicità cosa che potrebbe
urtare qualcuno: tenetevela per voi, rispettate e aiutate chi soffre e farete
felici anche gli altri. Come in regime di tirannia chi difende i propri giusti
diritti difende i diritti di tutti, così, in questa nostra società di scontenti,
chi riesce ad essere felice e insegna il metodo per esserlo agli altri, coopera
alla felicità di tutti. Non per nulla Lucrezio pose Epicuro fra gli dei per
essersi proposto questo fine.
Dal libro V di Lucrezio, Elogio di Epicuro
Chi mai potrebbe avere tanta forza nel cuore
per elevare un canto degno della grandiosità
delle cose trattate e delle meravigliose scoperte?
O aver tanto valore da riuscire con parole a comporre
un elogio degno dei meriti di colui che ci lasciò doni
tanto cercati traendoli dalla sua propria mente?
Nessuno, io penso, che sia fatto di corpo mortale.
Infatti se vogliamo usare parole degne
della riconosciuta grandiosità dell’opera fu un dio,
nobile Memmio, un dio certamente colui che per primo
trovò la norma di vita che oggi si chiama sapienza
e per mezzo di quest’arte tolse la vita dalle tenebre
di un mar tempestoso, portandola in luogo calmo e illuminato.
Confronta infatti questa impresa con quelle degli antichi dei.
Si dice che Cerere abbia portato ai mortali le messi
e Bacco il succo liquoroso della vite:
si potrebbe condurre la vita anche senza questi beni,
come è fama che facciano tutt’oggi alcuni popoli,
ma non si può vivere lieti senza un cuore sereno;
perciò con giusta ragione a noi sembra un dio
colui dal quale ci vennero i dolci conforti della vita
che, ancor oggi diffusi fra i grandi popoli, allietano gli animi.
Se poi tu credessi che siano le gesta di Ercole
di maggior valore, lontanissimo andresti dal vero.
Che male potrebbe farci oggi il leone nemeo
con quella sua gran bocca o il terribile cinghiale arcadio?
Cosa il toro di Creta o l’idra pestifera di Lerna
munita di serpi velenose? O la forza triplicata di Gerione
fornito di tre corpi?…
Che male ci farebbero oggi le Arpie che stanno nei boschi stinfali
o i cavalli di Diomede che nella Bistonia e sull’Ismaro
soffiavano fiamme dalle narici? Cosa potrebbe farci
il serpente che avvolto attorno all’albero
col corpo enorme e lo sguardo feroce
fa la guardia alle splendide mele d’oro
nell’orto delle Esperidi,presso le spiagge di Atlante
e il mar tempestoso dove mai nessuno,
romano o barbaro, osa avvicinarsi?
Questi ed altri simili mostri ormai scomparsi,
se non fossero stati vinti e ancor vivessero,
che male potrebbero farci oggi?
Nessuno, penso: anche oggi la terra abbonda fino a sazietà
di bestie feroci ed è piena di spaventosi terrori
entro i gran monti, le forre e le profonde foreste:
ma non siamo costretti ad andarci se non lo vogliamo.
Ma se il cuore non è puro, quali pericoli vi si insinuano
e quante battaglie vi si apprestano contro la nostra volontà!
Quante ansie pungenti straziano l’uomo invaso dalle passioni,
e quindi quanti timori! E la superbia, la disonestà,
la presunzione che fanno? Quante stragi compiono!
Che fa la dissolutezza, che fa l’ignavia?
Colui dunque che le ha debellate tutte
e cacciate dall’animo con le parole, non con le armi,
quest’uomo non merita che lo si ascriva nel numero degli dei?
Secondo i filosofi più reputati felicità altro non è che vita
secondo Natura, Epicuro è dunque grande perché ha scoperto mediante il
ragionamento e rivelato agli altri con i suoi scritti ciò che la Natura richiede
dagli uomini e più in generale da tutte le creature viventi per vivere
lietamente.
Non fu l’unico a farlo in realtà e neppure il primo, semmai la priorità spetta a
Socrate ma Lucrezio ha scelto di illustrare il sistema di Epicuro probabilmente
perché era in voga ai tempi suoi; però non dobbiamo prendere per oro colato o
verità di fede ogni detto di Epicuro e neppure credere fermamente che Lucrezio
approvasse tutto il suo sistema ideologico. È l’intenzione quella che egli loda,
più che il risultato pratico conseguito.
La felicità, non dipende tanto dalle circostanze esterne, quanto dalla serenità
dell’animo che è sempre conquista interiore; sbaglia dunque chi la pone nelle
ricchezze o nel potere. Non sbaglia chi la pone nell’amore, purchè non sia amore
troppo appassionato e coinvolgente e l’amicizia può talvolta giovare più che
l’amore.
Chi è felice perché in pace con se stesso, non cerca la guerra con gli altri, e
l’amore ha questo vantaggio, che permette le piccole guerre fra gli amanti senza
far scorrere il sangue.
Ed ora leggiamo insieme ciò che alcuni nostri grandi poeti hanno scritto su
questi argomenti.
LETTURE
L’alma tra nodi avvolta
d’Amore e di Natura
né brama odiar né di partir si cura.
Dunque non sia disciolta
dai suoi cari legami
ma fedel prigioniera e viva ed ami:
e sciolto veder brami
il suo mortal consorte,
sì che seco gioisca in lieta sorte
Torquato Tasso
La poesia ausilio indispensabile per il conseguimento della
felicità nelle parole di Giuseppe Mazzini e Giovanni Pascoli
“La poesia è Santa e dov’essa è spenta,
la società, perduto ogni vincolo d’amore
intristisce nell’individualismo e muore.
Oh! Riponete in trono la poesia1
Adorate l’entusiasmo!
Spandetelo su tutte le cose!
Riconciliate il mondo poetico col terrestre!
Non brilla su tutte le cose un raggio del sole?
Ricreate un sole per il mondo morale.
La poesia è Santa. La poesia è diffusa
per entro a tutte le cose,
è il pensiero del mondo,
è l’anima della creazione,
e Voi non potete esiliarla senza far del mondo
una vasta macchina inerte,
senza ridurre a scheletro la creazione.”
Giuseppe Mazzini
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