L'ultimo saluto ad Abramo Martini

 

GRAZIE, MARTINI

È con grande dolore che mi accingo a confezionare questo decimo libro di poesie haiku di Abramo Martini, dopo aver appreso della Sua dolorosa scomparsa avvenuta lo scorso 12 luglio a Parma. La notizia mi ha lasciato esterrefatto, in quanto ci eravamo sentiti per telefono solamente una settimana prima che entrasse in ospedale per uno dei soliti controlli di routine, e nulla lasciava presagire il dramma che si sarebbe consumato nel giro di pochi giorni. Nel darmi la notizia, la Sua amata consorte Bige Bigi, mi ha detto che ora lì, in quella casa piena di ricordi e ricca del tesoro che le ha lasciato il marito, si sente tremendamente sola, e non riesce a capacitarsi di sopportare un vuoto così grande.
Di fronte a questa affermazione ho immaginato quanto dolore debba provare questa donna che lo ha assistito con dolcezza e con amore durante i Suoi 46 anni di sofferenza. L’unica cosa che mi sento di dirle è, che se Abramo Martini ha scritto quello che ha scritto e ha fatto quello che ha fatto, il merito è anche suo, che Lo ha sostenuto e incoraggiato in ogni momento della vita vivendo all’ombra della Sua fama. Di questo oggi può esserne fiera, e sono certo che questa donna, forte e coraggiosa, saprà portare in giro per l’Italia il nome di Abramo Martini e far conoscere alla gente il valore poetico di un uomo che è stato Grande sotto tutti gli aspetti.
Non dimentichiamo che, pur nella Sua sofferenza di invalido, Abramo Martini aveva la capacità di strappare in ogni circostanza un sorriso a chi Gli era vicino; sapeva interpretare l’animo umano come nessun altro, ad ognuno regalava una poesia, sbalordiva per la capacità di indovino, le Sue poesie erano un toccasana per ogni individuo. Gli stessi medici e infermieri che lo avevano in cura in ospedale restavano sorpresi di fronte a un Uomo che parlava di loro con il linguaggio della poesia. Inoltre aveva una memoria di ferro; ricordava la data di nascita di ogni Suo singolo amico, e non mancava mai di mandare una poesia augurale per rendere ancor più felice la ricorrenza.
Personalmente il Suo ultimo regalo l’ho ricevuto il giorno stesso che ho ritirato alla posta questa stessa raccolta di poesie haiku: «Le allego una poesia che non ho mai mandato a nessuno – mi aveva detto –. È una poesia che ho dedicato a mia madre. L’ho scritta subito dopo essere uscito dal polmone di acciaio. Si intitola: "Lei mi ha parlato". La legga, poi mi dirà».
Ci siamo sentiti per l'ultima volta al telefono e l'ho ringraziato per questo «gioiello». Gli ho detto che sì, la vita non finisce su questa terra, che lassù c’è Dio che ci ama e ci protegge. Ho poi cercato di infondergli coraggio per il male indescrivibile che lo affliggeva, dicendogli che chi soffre su questa terra sarà premiato per l’eternità.
Per questo la Sua scomparsa non può e non deve rattristarci. Di fronte al vuoto che ci ha lasciato, dico semplicemente: «Grazie Martini per quello che ci ha dato. E arrivederci».

Nicola Maglione

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