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Gazzetta di Parma - Sabato 10 novembre
2001
Abramo Martini ha scritto libri, presentazioni e ben ventidue milioni di versi
in oltre quarant’anni di incessante attività
UN POETA INFATICABILE DEGNO DEL GUINNES DEI PRIMATI
TRAVERSETOLO – È sicuramente un poeta da «Guinnes
dei Primati». Nessuno in Italia e forse nemmeno nel mondo riesce a scrivere
tanti versi quanto lui, Abramo Martini, il poeta più “prolifero” d’Italia.
E Abramo Martini si sente orgoglioso di dirsi di origini traversetolesi perché è
qui, a villa Paradiso che egli dice di aver composto alcune delle sue opere più
belle. E Traversetolo, con i suoi personaggi, le sue storie, ritorna più volte,
invocato, nei suoi numerosissimi versi.
La sua impresa ha semplicemente dell’incredibile: dal 6 gennaio 1960, giorno in
cui compose la sua prima poesia, Abramo Martini non si è più arrestato. La sua
penna non ha conosciuto momenti di sosta o di buio creativo. Da allora, il
«vulcano della penna» - questo uno dei tanti soprannomi che gli hanno dedicato –
ha pubblicato otto raccolte di versi e racconti, ma ancora più impressionante
rimane la mole di lavoro che Martini conserva con sé in attesa di pubblicazione:
ben 130 libri allineati religiosamente sugli scaffali e raccolti nei cassetti
della sua casa di via Leopardi a Parma.
I numeri sono davvero impressionanti: sino al 30 settembre di quest’anno le sue
poesie hanno toccato la vetta di 1 milione e 679 mila e 737. Composizioni che
con una media di 13 versi ciascuna, formano un totale di circa 22 milioni di
versi. Cifre che sono impressionanti se pensiamo che nel periodo di massima
creatività, il 1995, i versi composti al giorno dal poeta erano circa 352. Una
quantità che farebbe invidia a chiunque, e che gli è valso la candidatura al
Nobel per tre anni successivi con l’opera «Parole sottovoce».
Il suo entusiasmo per la poesia non lo ha mai abbandonato: da quando nel 1969
dovette abbandonare il lavoro alla banca a causa di tre infarti, la composizione
in versi è diventata la sua ancora di salvezza, uno dei soli modi per continuare
a essere in relazione con il mondo esterno che a causa della sua salute incerta
gli è stato precluso.
«Scrivo sotto l’effetto del dolore fisico – afferma il poeta – e, per salvarmi
dalla sofferenza che non mi dà tregua ho dovuto abbracciare qualcosa, e così mi
sono aggrappato con forza alla poesia».
Abramo Martini, oltre che aver vinto un enorme numero di concorsi ai quali
tutt’ora continua a partecipare, è stato anche insignito di importanti titoli:
cavaliere della Repubblica, commendatore, senatore accademico. Tra i meriti più
belli spicca, appeso alla parete del suo appartamento di Parma, quello che gli
ha donato la cittadinanza onoraria di Londra, perché Martini ha raggiunto anche
la capitale inglese conquistandola con una poesia di soli due versi: «Luce
dell’anima che illumini il mondo». Il poeta si riferiva alla fede, uno dei temi
sui quali si impernia tutta la sua opera. Una fede che gli ha permesso di
superare anche la terribile malattia che lo ha costretto in un polmone di
acciaio questa primavera e che ora lo obbliga a dipendere da un respiratore.
Nonostante ciò, la sua inesauribile vena non conosce soste.
«Le mie poesie – commenta Martini – sono ispirate all’esperienza di tutti i
giorni. Scrivo sempre, in qualsiasi momento, e di qualsiasi argomento. In questi
miei quarantuno anni come poeta e scrittore ho scritto presentazioni per giovani
poeti, altre per libri di cucina, per artisti di ogni branca e per i pittori».
In particolare collabora con alcune riviste culturali come «Brontolo» di
Salerno, «Penna d’Autore» di Torino e «Noialtri» di Messina. Le sue opere sono
state pubblicate in una cinquantina di antologie.
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