Racconto di NAPOLEONE BIANCHINI CIAMPOLI
di NAPOLEONE BIANCHINI CIAMPOLI

Mrs. Plumber

Era opinione comune che Gino non fosse un bell'uomo e neppure un uomo bello. Ad essere obiettivi tale giudizio era espresso dalla popolazione maschile del campo influenzata evidentemente dal fatto che era il marito di Amalia.
Ma torniamo al suo aspetto fisico: in effetti non si poteva dire che fosse bello o piacente, comunque si volesse considerare la cosa. Di media statura, non abbastanza alto per avere il fascino dell'altezza, non sufficientemente piccolo per stimolare quei sentimenti materni sempre latenti nella donna, un poco scarno, quasi misero, con quella testolina ricciuta, a forma di palla, arricchita da due occhi tondi anch'essi, con un'espressione di gufo, con uno sguardo il più delle volte fisso e un poco meravigliato.
All'aspetto fisico, decisamente insignificante, corrispondeva pari pari quello intellettivo, cioè della parte più nobile di questa nostra duplice umana natura.
Un notevole senso della propria importanza, del tutto sproporzionato alla realtà, un conseguente parlare preciso, magniloquente e farcito di luoghi comuni, ne rendevano penosa la compagnia, bilanciando in gran parte le ragioni che spingevano a cercarla, ragioni che traevano origine dalla compagna della sua vita.
Ed eccoci arrivati ad Amalia: dal nome ci si potrebbe aspettare una pacifica e quieta casalinga, un poco corpulenta, tutta presa dai lavori domestici e dai doveri di madre. Nulla di più falso: l'unico pensiero che Amalia poteva suscitare anche nel più freddo degli uomini, persino in un asceta, era che in fondo il tanto deprecato peccato della carne non dovesse poi essere tanto deprecabile.
Anche lei, almeno di viso, non era proprio bella: un poco camusa, con una bocca grande, piena di denti, il suo sguardo però era un abisso tale che perdersi in esso aveva finito per essere l'aspirazione di ogni abitante del campo, scapolo o sposato che fosse. Vi era poi da considerare il fatto che il resto non dava adito a critiche di sorta. Le signore insinuavano che il suo seno, invero forte, privo dell'ausilio di un buon reggipetto, avrebbe avuto la tendenza a cedere alle dure leggi della gravità, ma nessuno si soffermava a prendere in considerazione il fatto, sembrando la questione non pertinente. Infatti tutti nei loro sogni ponevano l'Amalia nelle pose più svariate, ma nessuno, per quanto immaginifero fosse, la poneva in piedi, sembrando tale posizione del tutto inadeguata ad un degno utilizzo di tanta grazia di Dio.
Un bel mattino, mentre il solito sole inesorabile bruciava ogni cosa alla temperatura media di 42 gradi all'ombra, il tutto allietato da una umidità dell'80%, il nostro Gino stava andando da una centrale all'altra, seguendo la sua normale routine, quando fra tanta monotonia di lavoro, di caldo e di paesaggio, fu folgorato, novello Paolo, dalla visione dell'amata che si aggirava discinta nella penombra fresca di condizionatore della casa, canticchiando, affaccendata nelle varie bisogne domestiche. Una veloce occhiata all'orologio non poté che confermare la cosa: erano proprio le 10,30! Certamente dopo una veloce doccia, con i capelli ancora umidi, stava lavando le stoviglie, ricordo della cenetta della sera prima, fatta insieme ad alcuni amici. Il pensiero dei suoi seni sodi, liberi al solito sotto la vestaglietta male abbottonata, il ricordo del calore del suo corpo furono così forti che, quasi senza accorgersene, si trovò sulla strada di casa, già un poco eccitato.
La distanza fra le centrali e il campo non era eccessiva e nel giro di pochi minuti eccolo aprire la porta di casa ed entrare nella fresca penombra del soggiorno. Stava per lanciare il solito allegro richiamo, quando strani suoni provenienti dalla cucina colpirono le sue orecchie. Gli occhi, ancor più tondi che mai, divennero più sporgenti, mentre la bocca schiusa per formulare il solito appellativo affettuoso, rimaneva aperta, un poco pendula, chiara manifestazione di una meraviglia senza fine. Gli sembrava di udire in anticipo, quasi in uno sdoppiamento della personalità, quegli stessi gemiti, quello stesso ansare che avrebbe dovuto essere frutto di un amplesso nel quale lui era il protagonista maschile, amplesso accarezzato già nella fantasia, solo posticipato a causa della distanza. Un pensiero colpì la sua mente: era forse frutto del caldo, di un colpo di sole?
Così, piano piano, un passo dopo l'altro, turbato e scosso, si avvicinò alla fonte dei suoni, più precisamente alla porta della cucina. Qui lo spettacolo che si presentò ai suoi occhi aumentò il suo sgomento, confermando la vista quanto l'udito gli aveva fatto supporre.
Amalia, la vestaglietta alzata fino a coprirle il capo, pressoché ignuda, era assalta da tergo da un giovane forte e muscoloso che, ahimè, tenendola abbraccicata brutalmente per i seni, la possedeva con la violenza ed alla maniera di uno stallone. La poverina annaspava, le mani e gli avambracci affondati nel lavandino fra i piatti e contrastava a più non posso le spinte, finendo però per fare il gioco dell'altro. Ad un osservatore attento e non interessato avrebbe dato persino l'impressione che i suoi movimenti non fossero di semplice ribellione, ma nascessero da un desiderio inconscio e certamente involontario di partecipare anche lei all'azione, traendone tutto il vantaggio o il piacere, se volete, possibile. Comunque non fu questo il pensiero del nostro eroe, troppo parte in causa per essere obbiettivo, e che, giunto con una certa idea in testa, aveva finito per trovare chi l'aveva realizzata per lui, sia pure con una grossolanità senza pari e senza scusanti.
Le varie emozioni che si susseguirono nel suo animo furono tali da lasciarlo attonito ed immobile, così che questa sua inazione, pur breve, fu sufficiente per permettere al giovane di raggiungere l'appagamento, terminando quindi l'impetuoso andirivieni. Il suo corpo si afflosciò e le sue mani, fino ad allora artigliate e bramose sui seni di Amalia divennero quali quelle di un naufrago che si attacca al bordo di una barca, dopo un'estenuante lotta con i flutti. Anche Amalia con un paio di contorcimenti finì l'incontro selvaggio ed i due rimasero così, l'un l'altra vicini, in quella pace serena che sempre segue il turbine dei sensi.
Il cessare dell'altrui azione ridiede vita al nostro eroe che, con un grido inarticolato si slanciò in avanti e, afferrato il giovane per una spalla lo staccò dalla moglie, girandolo verso di sé.
Era questi uno scapolo di poco più di vent'anni, addetto alla manutenzione del campo in qualità di idraulico, di plumber, uno che Gino conosceva di vista e con il quale aveva sì o no scambiato un paio di saluti. Mentre tutti questi pensieri si svolgevano nella sua testa, più che mai frastornata, l'altro desideroso di allontanarsi al più presto, non seppe fare nulla di meglio che sferrare al povero marito un forte pugno e, scavalcato il corpo del malcapitato, crollato a terra, uscire velocemente dalla porta, ricomponendosi e dileguandosi in un batter d'occhio fra le case chiuse e deserte nella calura antimeridiana.
Gino sembrò aver smarrito i sensi, ma la cosa fu di breve durata: Amalia, toltasi dal capo la vestaglietta, e calatala in posizione più castigata, accoccolata vicino a lui cercava di rianimarlo con piccoli schiaffetti, nel contempo chiamandolo dolcemente e affettuosamente per nome. Però più che la voce e le affettuose leggere percosse, fu l'olfatto che lo riportò alla vita. Fortissimo lo colpì l'odore caratteristico dell'amplesso avvenuto, forse per la breve distanza che separava le sue nari dalla sorgente dello stesso, richiamandolo alla triste realtà di un passato anche troppo vicino e più che mai vivo nella sua mente.
Faticosamente, aggrappandosi a lei, si levò da terra e fatti lentamente alcuni passi, crollò su una delle poltrone del soggiorno, affranto fisicamente e moralmente. Amalia cercava di fare del suo meglio per assisterlo ed alla fine pensò che un buon whisky fosse la cosa più opportuna.
Come era giusto e doveroso che fosse, la poverina raccontò che era stata aggredita da tergo dal bruto, di sorpresa, e che questi dopo averle alzato e gettato sul capo l'unico indumento che in quel momento indossava, l'aveva presa di forza, abusando di lei, malgrado tutti i tentativi di resistenza da lei fatti e di cui si era certamente reso conto.
Non vi è nulla che possa rendere credibile un fatto quanto il desiderio di crederlo e il nostro eroe decise di chiudere la questione con una denuncia agli organi preposti alla sicurezza del campo. Data la delicatezza del caso, se ne occupò personalmente il comandante Roberti, pensionato della Benemerita e già addetto alla Buon Costume Romana. Questi immediatamente predispose un sopralluogo, recandosi sul posto: il fresco e accogliente soggiorno, testimone già di uno stupro assisté al lavoro sottile e delicato che il buon Roberti si trovò a svolgere. Infatti, per antica esperienza, sapeva distinguere l'espressione della femmina appagata da quella terrorizzata di una povera donna posseduta a forza. Motivi di discrezione consigliavano di archiviare la pratica... il male era fatto e a nulla giovava il renderlo pubblico... in casi del genere era molto difficile comprovare il reato... e via dicendo. Man forte al saggio Comandante venne dalla povera Amalia che, fra mille lacrime, manifestava il timore delle calunnie che le male lingue avrebbero riversato su di lei e sulla sua famiglia.
Così finì la vicenda e, con un antico adagio, possiamo dire che tutti vissero felici e contenti, anche perché, e non si seppe mai come, data la discrezione assoluta del Comandante Roberti, la cosa venne risaputa e corse di bocca in bocca per tutto il campo: nel breve giro di una settimana Amalia divenne Mrs. Plumber per l'elemento maschile e Mrs. Lavandino per le signore. Gli uni, mossi dall'invidia, tendevano ad esaltare l'autore del delitto, le seconde invece solo l'altare sul quale questo era stato consumato.

Copyright 1997

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