Romanzo
di Tiziana Pretti
Pagine: 72
Prezzo: 10 euro
 


 

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PROFILO DELL'AUTRICE

TIZIANA PRETTI è nata a Trino, in provincia di Vercelli. Infermiera e psicomotricista, ama scrivere racconti per bambini e ragazzi. Il suo primo libro, edito nel 2002, è stato «Cirillo e la collina del sorriso». Nell’ottobre 2005 è uscito «Il ragazzo delle stelle» e nell’ottobre 2006 «C’era una volta un bosco».

 

PRIMA PARTE

Come ogni mattina, anche quel giorno, era stato il gallo a dare la sveglia agli animali che abitavano nella casa di campagna sopra la collina; e come ogni mattina le galline avevano faticato ad uscire dal caldo torpore della notte.
Il primo raggio di sole di quel nuovo giorno aveva appena fatto capolino da una nuvola rosa e nel pollaio era ancora buio.
«Qualcuno lo faccia tacere!» aveva sussurrato Bianca, la gallina più vecchia.
«Io voglio dormire ancora un po’!» aveva aggiunto Piumino, il pulcino più giovane.
Ma al gallo nulla sfuggiva: era il capo del pollaio, responsabile di ben dieci galline; per tenerle a bada e permettere che la vita scorresse tranquilla doveva essere inflessibile e sapersi far rispettare:
«Chicchi, chicchi, chi è stato a lamentarsi?» chiese quindi guardando attentamente le galline, una ad una, alla ricerca della colpevole «Chicchi, chicchi, chi osa disobbedirmi?» aggiunse.
E per sembrare ancora più minaccioso, gonfiate le piume del collo, scuoteva la bella cresta rossa.
Piumino spaventato cercò di nascondersi sotto l’ala della sua mamma e Bianca non replicò, ben sapendo che, una volta fuori dal pollaio, il gallo si sarebbe allontanato e lei avrebbe avuto tutto il tempo per sparlare di lui con le altre galline.
Comunque non c’era nessuna possibilità di rimanere ancora un po’ a sonnecchiare al riparo dall’aria frizzante del mattino e, inoltre, tutte le galline sapevano che è molto più facile trovare bei vermetti grassi quando il sole è basso all’orizzonte.
Ma era solo quando il gallo, con un leggero balzo e sbattendo appena le ali, si avvicinava alla porticina del pollaio che le galline abbandonavano i loro giacigli e andavano incontro al nuovo giorno.
Il gallo le guardava uscire una ad una e provava sempre una grande soddisfazione nel constatare che tutte, dalla più vecchia al pulcino più giovane, gli portavano rispetto e gli ubbidivano.
“Non è un lavoro facile il mio, non facile e di grande responsabilità”, pensava tra sé e sé, “io però lo svolgo proprio bene!”, concludeva; e tronfio e gonfio nel suo bel piumaggio colorato e luccicante al sole incominciava un’altra giornata di lavoro.

Pinco e Pallino erano i due gatti che abitavano in quella casa. Avevano la stessa età ed erano cresciuti insieme, affezionandosi molto l’uno all’altro, anche se nessuno dei due avrebbe mai rinunciato alla sua indipendenza, né alla sua parte di cibo a favore dell’altro.
Pinco era tutto nero con le zampe anteriori bianche; Pallino invece era tutto bianco con la punta della coda nera. Erano soliti passare la notte uno accanto all’altro dentro la legnaia, un posto caldo, asciutto e riparato che avevano frequentato fin da piccoli; e su quei ceppi accatastati avevano imparato ad arrampicarsi e a nascondersi. Là avevano sperimentato l’arte della caccia alla lucertola che ogni gatto che si rispetti deve conoscere e avevano imparato che i topi possono essere più veloci e più furbi del gatto stesso.
Quest’ultimo particolare però avevano preferito dimenticarlo, perché, come tutti i gatti, si ritenevano di molto superiori a qualunque comune roditore.

Poi c’era Lara, un cucciolone di nove mesi; un cane meticcio, figlia di un pastore tedesco e di un cane da caccia, e in sé portava le caratteristiche di entrambi i genitori: il mantello tipico dei lupi, così come l’istinto a difendere il territorio; il fiuto, l’abilità a seguire una pista e la bontà di un segugio.
Naturalmente, essendo un cucciolo, dedicava la maggior parte del tempo a giocare e spesso invitava i suoi amici animali a partecipare:
«Vuoi giocare con me? – chiedeva ad una gallina – facciamo che tu scappi e io ti inseguo?»
Quando andava bene la gallina ignorava l’invito; quando andava male le arrivava una bella beccata proprio sul muso.
Allora tentava con il gatto:
«Se tu ti metti a correre e poi ti vai a nascondere, scommettiamo che io ti trovo?»
Il gatto la guardava per un po’ con quei suoi occhi gialli e tondi; poi, senza muovere un muscolo e rimanendo accovacciato al sole, li chiudeva e riprendeva il suo pisolino da dove l’aveva interrotto.
Lara ci rimaneva male e non capiva perché nessuno volesse giocare con lei.
Fortunatamente però trovava subito qualche altra cosa da fare: mordeva i fiori del giardino, rosicchiava un legnetto, abbaiava alle vespe e alle mosche che giravano intorno alla sua ciotola.
Il tempo scorreva lento e l’estate stava ormai per finire quando un giorno una visita inaspettata cambiò la vita dei nostri amici.

continua

- VETRINA LETTERARIA -

 
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