Gazzetta di Parma - Giovedì 22 luglio 1976
Il primato di un parmigiano

IN 16 ANNI HA SCRITTO NOVANTAMILA POESIE

Decisamente l’Italia è il Paese dei primati insoliti e forse a Parma invidiano il primato del poeta più prolifico d’Italia, Abramo Martini, cinquant’anni, originario di Traversetolo, ex partigiano, già dipendente della Comit, mutilato del lavoro.
Scrive dal 1960, causa l’infermità, e per lui, da allora, la poesia è una liberazione, molto più sostanziosa della medicina ufficiale.
Ha già collezionato oltre novantamila liriche, e la sua “guerra”, una sorta di impegno personale per vincere la barriera delle centomila poesie, mai superata da alcuno al mondo, terminerà forse entro l’anno. Poi volterà pagina e si dedicherà alla poesia in vernacolo ed ai racconti. Certo anche qui vorrà battere altri primati. Quando il dolore macera il suo fisico, riesce a scrivere anche novanta poesie al giorno.
Un «caso letterario» insolito: più forte è il dolore, dice, più la vena mi soccorre. La poesia è l’unica difesa contro il dolore.
Quando quattordici pittori di Parma hanno inaugurato la loro “passione” in una chiesa cittadina, Abramo Martini ha scritto una poesia, e l’ha inviata al Papa, Paolo VI. Ne ha avuto una lettera piena di complimenti. L’ultimo cimelio, di una lunga, lunghissima serie, che tiene gelosamente nella sua casa, dove ha una collezione di libri. L’Unione italiana ciechi di Parma gli ha chiesto una lirica: ora essa figura tra le migliori in campo nazionale. Anzi, sembra destinata a divenire la lirica ufficiale dell’associazione. Sono piccoli esempi delle soddisfazioni “minori” di Abramo Martini, che concorre a migliaia di concorsi, in tutta Italia, ricevendo segnalazioni, trovando ospitalità in antologie.
Ma il suo cruccio, e quello di molti altri come lui, è quello di non essere riuscito a trovare un editore che pubblichi le sue liriche. Ne ha scritte tante. Possibile che non si salvi nemmeno il dieci per cento? Il dubbio lo tormenta da tempo e la settimana scorsa si è deciso a porre la domanda al settimanale “Tuttolibri”, edito presso «La Stampa» di Torino. Come è possibile che un poeta riesca a sfondare se trova tutte le porte chiuse, se vengono pubblicate le poesie dei raccomandati e dei “soliti” grandi?
Il periodico ha pubblicato la lettera senza alcun commento. Ma l’averla pubblicata significa che ha preso posizione su un annoso problema. I lettori delle case editrici, soprattutto per ciò che concerne le poesie, sono esigenti. E sovente i poeti d’Italia, sconosciuti e appassionati, come Martini, sono preda di case editrici che li adescano a pagamento.
La poesia non è solo hobby per Abramo Martini. È riscatto dal dolore, è liberazione. Sta raggiungendo il tetto delle centomila liriche. Quando troverà un proprio editore?

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