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QUI - 9 luglio 1993
Abramo Martini: 80 poesie al giorno scritte e 200 biro all’anno consumate
VERSO IL GUINNES CON UN MILIONE DI POESIE
di Claudia Olimpia Rossi
Se per effetto di un particolare stato
d’animo è capitato a tutti di sentirsi ispirati ed improvvisarsi poeti, un po’
meno comune è essere folgorati dall’ispirazione ottanta volte al giorno.
Questo record, invece, non è poi così irraggiungibile da momento che proprio un
nostro concittadino, il cavalier Abramo Martini, ha scritto la bellezza di un
milione di poesie.
Roba da Guinnes dei primati. Ed infatti Martini ha tutta l’intenzione di entrare
a farvi parte.
Il tempo di scrivere le ultime 20.000 poesie, una bazzecola che conta di
sbrigare entro l’anno, ed il record sarà raggiunto. Ma com’è possibile tenere la
media di sei poesie all’ora per trentatré anni? Vedere per credere. Nella
libreria di Martini sono custoditi con religiosità i frutti della sua prolifica
attività artistica: centinaia e centinaia di pagine rilegate con cura
racchiudono le sensazioni di una vita. Sono le sue parole sottovoce (come recita
il titolo di un suo libro), i sogni più nascosti che il poeta non teme di
rilevare, ad una condizione: che ci si appresti a leggerle con animo sincero.
Ci ha raccontato: «Ho cominciato a comporre poesie il 6 gennaio 1960, quando
lavoravo ancora in banca. Nel 1969 sono andato in pensione e per salvarmi, per
difendermi dal dolore fisico che non mi dà mai tregua, ho dovuto abbracciare
qualcosa e così mi sono aggrappato con forza alla poesia».
- Quali sono i momenti in cui sente il bisogno di scrivere?
«Scrivo sempre e di qualsiasi argomento, se mi capita in mano un foglio di carta
non riesco a lasciarlo bianco».
- Rimpiange di non aver in altro modo questa sua vena poetica?
«L’unica cosa che rimpiango è di non aver potuto studiare. A casa mia c’era una
parola sola: miseria. Quindi ho dovuto cominciare a lavorare molto presto. Però
ho sempre amato moltissimo leggere e la mia gioia più grande fu quando mio padre
mi regalò la prima libreria, che conservo ancora oggi. Era un mobiletto piccolo,
ma qualche libro riuscivo a farcelo stare comunque. Una volta è venuto un mio
amico che voleva dei libri in prestito. Gli ho detto: prendi quello che vuoi.
Quando ha visto con quanta cura li conservavo non ne ha preso neanche uno».
Quest’instancabile maratoneta della scrittura in versi che ha ricevuto numerosi
premi e onorificenze per meriti culturali (araldo del borgo, commendatore,
cavaliere della Repubblica e, ultimamente, la cittadinanza onoraria della città
di Londra) è in corsa verso la meta del milione di poesie, “luminoso traguardo”
(come lui stesso lo definisce) che insegue sulla scia di emozioni e parole.
- Ma cos’è per Abramo Martini la poesia?
«Posso rispondere con uno dei miei versi preferiti: poesia, luce dell’anima che
illumina il mondo. Al giorno d’oggi c’è molto odio, molto materialismo e la
poesia secondo me è l’unica cosa che può aiutare ad illuminare la strada».
Se sono doverosi i complimenti per aver raggiunto un simile primato, molto più
sentiti sono quelli per la sensibilità che questo signore dall’aria sorniona,
che assomiglia molto al nonno che tutti vorremmo avere, lascia trasparire ad
ogni istante. E questa qualità, fuori di dubbio, è molto più rara di record.
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