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Gazzetta di Parma - Sabato 22 gennaio
1994
ABRAMO MARTINI, LE MILLE POESIE
di Elio Grossi
TRAVERSETOLO - «Luce dell’anima / che illumina il mondo» è
uno dei tanti pensieri, in due versi sciolti, con il quale il poeta e scrittore
traversetolese, Abramo Martini, ha vinto tre premi internazionali.
Abramo Martini è nato nel 1925 a Traversetolo, in una misera casa rasente la
strada pedemontana, verso Bannone. Davanti non c’era lo spazio neppure per un
vaso di fiori. Ma da quella strada “bianca” e così vicina saliva polvere anche
al passaggio di una bicicletta. E dietro, pure vicino al muro, fra gaggie e
rovi, passava un rigagnolo sempre pieno di sterpaglie. La località si chiamava e
si chiama ancora Rio Scuro.
Poi molti periodi oscuri si sono susseguiti: la guerra nella Resistenza, sui
cocuzzoli attorno a Traversetolo, a Torre e Trinzola, dove Abramo è stato
stanato e gravemente ferito dai tedeschi. Poi, finita la guerra, in un incidente
sul lavoro, gli è capitata anche la totale perdita di un occhio.
Come grande invalido, Abramo Martini è poi stato assunto dalla Banca
Commerciale, con il compito di archivista. Ma altri disturbi di origine
circolatorio, lo costringeranno a lasciare per sempre il lavoro il giorno 25
maggio 1969.
Da allora, ma anche un po’ prima, Abramo Martini ha cominciato a vedere una luce
come gli era capitato mai a Rio Scuro. E anche tanti fiori che neppure la sua
adorata mamma, Celonice, aveva mai potuto coltivare, neppure in vasi, su quel
marciapiede che non ci poteva stare appena fuori dalla porta di casa.
E così Abramo Martini non è andato in pensione nel modo che fanno tutti: ma è
entrato invece in un grande giardino, pieno di “fiori” e anche invaso da una
calda “luce”.
Lo studio dove Abramo Martini compone le sue poesie, è in ordine come la sua
formidabile memoria, ed è ricolmo delle sue opere. Nell’ottobre 1993 (e anche la
“Gazzetta di Parma” gli ha dedicato molto spazio), ha composto e cesellato la
sua milionesima poesia.
- Dove pensa di aver trovato tanta ispirazione?
«Mia madre è la mia luce – ci ha risposto come se recitasse una giaculatoria
imparata da bambino, succhiata con il latte materno –. E anche mio padre era
molto buono. Faceva del bene a tutti. Il suo mestiere era il carrettiere per
terzi, con un cavallo macilento e un cassone con due alte ruote di legno
cerchiate in ferro».
Ma non siamo ancora soddisfatti. Vorremmo sapere qualcosa di più di questo poeta
e scrittore capace di “creare” circa 90 poesie al giorno. Riempie ogni spazio
vuoto che trova su agende, libri. Per cui gli chiediamo quali sono gli altri
suoi ricordi, i suoi periodi più belli, insomma, come spiega lui stesso il suo
“miracolo”.
«Ascoltare, ecco tutto. Scavare nell’anima. Legga questa poesia: “Scoprire / un
mistero / è parte / del sapere”. Lei, per esempio, adesso è qui. Noi non ci
siamo mai visti, ma se io riesco a entrare nel suo animo, a capirla dentro, io
ho scoperto un mistero. Un mondo! Lo sa? Ognuno di noi è un mondo con le sue
vette e le sue valli, i suoi giardini e il suo sole».
Ma anche noi, intanto, continuiamo a sforzarci di capire Abramo e soprattutto la
sorgente da cui forse è nato questo perenne zampillo poetico che ormai,
attraverso le tante Accademie alle quali è iscritto il nostro poeta, ha girato e
continua a girare intorno al globo terrestre proprio come la “luce” del sole.
Nella fanciullezza di Abramo ci sono anche altri due fari: i nonni paterni, per
esempio: Abramo Martini (omonimo) e Amalia Ziveri. Anche loro abitavano in una
località sperduta e l’isolita alla periferia sud di traversetolo che si chiama,
e si chiama ancora, Siberia. «Ma quanto calore c’era in quei nonni. Andavano
insieme a fare dottrina nelle case di Sivizzano e di Cevola. È stata mia nonna,
ancora quando avevo solo 4 anni, ad insegnarmi a leggere e scrivere.
Traversetolo è il mio giardino dei ricordi. Non posso dimenticare il mio primo
parroco “al pretén”, monsignor Riccardo Varesi. Poi il successore e mio grande
amico e confidente: monsignor Mario Affolti. Nel 1979 ho scritto un libro di
poesie dal titolo “La Guardiola”, che, come si sa, è il simbolo di Traversetolo.
Ho chiesto che sia messo nel museo del casellatore pure traversetolese, Renato
Brozzi».
Il poeta Abramo Martini ci indica il tavolo rotondo sul quale da trent’anni
scrive poesie: «Questo è il testimone delle mie poesie. Sono nate tutte quassù».
- Forse per lei lo è ogni suo scritto, ma i suoi vari capolavori quali sono?
«Questi tre volumi, di grandi dimensioni, manoscritti, coreografati e rilegati:
“Il fiore del mio giardino”, “Fiori e sterpaglie” e “Vivranno con i fiori!».
- Perché sempre i fiori?
«I fiori fanno parte della nostra vita».
- E il motivo della luce?
«La luce è la fede...».
- Lei è molto credente?
«Non scriverò mai niente che sia contro la morale. Se mi obbligassero a farlo,
smetterei di scrivere poesie!».
Poi Abramo ci ha mostrato l’agenda di quest’anno dove al giorno 4 luglio è già
stata scritta una poesia in onore della mamma (morta nel 1977) perché in quel
giorno ricorrerà il centenario della sua nascita.
- Adesso che è arrivato a scrivere un milione di poesie, quale altro traguardo?
«Molto semplice: continuare. Per poi raccogliere tutto il frutto del mio lavoro
e dedicarlo a mia madre che era analfabeta».
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