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Dalla rivista «Il Club degli Autori» -
Gennaio/Febbraio 1995
TRIBUNA LIBERA
Suppongo che il Signor Martini abbia fatto almeno due strabilianti
scoperte...
Caro Direttore,
è proprio vero che, a questo mondo, non si è ma finito di imparare. Che l’arte
in genere potesse fare cose miracolose lo sapevo: ma che la Poesia, in
particolare, riuscisse a dilatare il tempo, comprimere lo spazio e trasformare
la matematica in una opinione, questo non lo avrei mai creduto.
Per fortuna, ecco il signor Martini che, a pagina 44 della rivista appena
pervenuta mi dimostra come sia possibile scrivere “un milione di poesie + un
centinaio di libri + 500 racconti in 35 anni” (!).
Ora, siccome a me, povero mortale ignorante (nel senso che ignoro), risulta che
tuttora gli anni siano di soli 365 giorni, i giorni di 24 ore e le ore di 60
minuti, mi sono trovato costretto a supporre che il signor Martini abbai fatto
almeno due strabilianti scoperte: 1) un sistema di ideazione accelerata
collegata ad una stampante ultrarapida che, in tempo reale, trasforma il suo
pensiero in parola scritta; 2) un metodo per afferrare il “tempo”, bloccandolo
per poi stiracchiarlo a suo piacere.
A meno che – anche questo è possibile – non abbia fatto una scelta culturale di
importanza storica decidendo di alzarsi all’alba del 1° gennaio 1960, mettersi a
tavolino e, da quel momento in avanti non abbia più mangiato, dormito, non si
sia più lavato e non sia più andato in bagno... ma abbia solo scritto per 24 ore
al giorno, per 365 giorni all’anno, per 35 anni senza sosta e senza riposto. Nel
nome dell’arte.
Chissà: con 18. 396.000 minuti a disposizione, per uno davvero bravo... Certo
che io, a cui 18 minuti non bastano neppure per ideare (figuriamoci poi
scrivere!) uno straccio di poesia, posto a confronto con il signor Martini, mi
sento davvero un verme (!).
Cordialmente, Direttore.
Certo che la vita à divertente!
Alberto Ripamonti
Milano
Risposta di Abramo Martini
Signor Direttore,
in questi miei primi 35 anni come poeta e scrittore altre due volte sono stato
contestato, non per la qualità ma bensì per la quantità, ossia il numero delle
poesie da me scritte.
La prima volta è stato nel lontano 1977, dopo una festa della stampa nella quale
erano presenti i maggiori quotidiani italiani, e quel dì venni premiato di
medaglia d’oro per aver presentato la mia 200.000 (duecentomillesima) poesia.
Il giorno dopo venne al Paradiso il Signor Tiziano Marcheselli della «Gazzetta
di Parma» a constatare se il numero era vero. Ne fu talmente sorpreso che
proprio quell’anno inserì il mio nome nel libro numero due «Gente di Parma», con
un articolo che ancora oggi è un vero gioiello.
La seconda volta avvenne nel 1985 quando il comm. Parenti, allora Presidente e
Fondatore dell’Accademia Internazionale Artistico Letteraria Città di Boretto,
in un numero della rivista Fiamma Accademica, mi fece i complimenti per la mia
500millesima poesia.
E da questi complimenti nacque la contestazione da parte dell’avvocato Giovanni
Foroni di Verona, che scrisse al Presidente una lettera sarcastica e, oserei
dire, offensiva, perché pensava che il Martini lo avesse preso in giro.
Cortesemente il comm. Parenti mi inviò copia della lettera e così nacque la mia
risposta/invito per l’avvocato il quale si scusò con una lunga lettera per
quello che aveva scritto, ma non lo vidi mai.
Adesso che ho superato di gran lunga il milione e centomila pagine di poesie, ne
viene fuori un altro che non mi crede, ma anche a questo Signore dico quello che
ho detto agli altri: il Paradiso è aperto per coloro che sanno essere onesti
posti di fronte alla realtà.
Lo so anch’io che è difficile essere creduto, ma finché il dolore fisico mi
assisterà io continuerò a superare altri ciclopici traguardi.
Abramo Martini
Parma
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