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Gazzetta di Parma - Venerdì 15 agosto
1997
PERSONAGGI - La vena artistica di Abramo Martini
UN POETA DA RECORD VENTI MILIONI DI VERSI
di Corrado Corti
Gli fu fatale o poeticamente propizio quel 6 gennaio del
1960, giorno dell’Epifania. Abramo Martini, anni 71, nato a Traversetolo,
collezionista di targhe di partecipazione a premi letterari, nonché di un
attestato che lo definisce «prof. in Lettere Honoris Causa» e di una pergamena,
che gli assegna la cittadinanza onoraria di Londra, stava alla finestra del
Centro contabile di cui era dipendente (ora mutilato del lavoro e invalido di
guerra è da anni in pensione) vide passare un gruppo di bimbi mascherati.
Esplose l’estro. «Questa – disse – è la mia Befana» e con questo titolo buttò
già i versi di una poesia, la prima di una serie millenaria destinata a
prolungarsi, perché la produzione continua insistentemente.
Ha pubblicato cinque libri, 125 sono pronti, in attesa di un editore.
Da quel 6 gennaio la sua vena poetica è divenuta infatti un torrente, a volte
straripante (anche 300 poesie al giorno) e il 17 ottobre 1993 ha raggiunto, dice
con orgoglio «il luminoso traguardo di un milione di poesie» raccolte in
bell’ordine in una catasta di agende annuarie suo terreno fertile di lavoro e di
block-notes di notevole spessore da lui ideati e realizzati.
Nella sua casa di via Leopardi alle falde di questa montagna di versi, scritti
di getto (ogni cosa vista o ascoltata fa titolo ed ispirazione), mite, quanto
convinto d’essere un Omero, incompreso parla con affetto delle sue creazioni di
molte delle quali non ricorda il titolo, data ovviamente la sovrabbondanza.
Scrive sotto l’influsso del dolore, «perché spesso – dice – soffro di grandi
doloro psicofisici e in quelle giornate le poesie anziché 300 diventano 600».
E in effetti da quel luminoso traguardo del 1993 la produzione è notevolmente
aumentata. Adesso come adesso siamo giunti alla vetta di un milione e 330 mila
poesie.
Ad occhio e croce, facendo i conti, quanti versi saranno?
«Ah – risponde – senz’aria di esagerazione e di presunzione andiamo,
tranquillamente oltre i 20 milioni, anche se le mie poesie sono quasi tutte
brevi».
Ultimamente ha pubblicato tre volumi dal titolo «Il Gioco del tempo», «I Cardini
del cuore» e «Parole sottovoce». Ma nella sua mastodontica raccolta ha trovato
il posto per alcune collane particolari, come quella intitolata «I tre gioielli»
che viaggia abbinata a quella dei «Gioiellini», ovverosia una raccolta di
agendine tascabili rigonfie di poesie buttate già d’istinto e senza tener conto
della rima che per lui è un accessorio di scarso valore.
Da chi pensa d’avere ereditato questa inesauribile e traboccante vena poetica?
«Dentro me stesso – risponde – perché mia madre era analfabeta e mio padre
faceva il carrettiere. Faccio un esempio, ascolto la radio con la tv accesa,
mentre quelli parlano mi viene l’istinto e mi butto nella poesia».
Da uno degli ultimi libri pubblicati, «Cardini del cuore», stralciamo due
poesie. La prima che s’intitola «Traguardo», dice: Questo tuo luminoso / e
ciclopico traguardo / di un milione di poesie / lo hai vestito a festa / perché
farà di te / il poeta unico così / dentro la storia. Un’altra s’intitola
«Poesia», e dice: Se la mia poesia / fosse un fiore / potrei profumare / il
mondo.
Certo che con 20 milioni di fiori proprio il mondo intero no, ma qualche
continente sì.
Il tema preferito, ammette, sono i ricorsi, raccolti in un’altra collana
chiamata «Arcobaleno». «Sono diversi volumi – precisa – pronti da stampare ma
nessuno mi risponde».
A proposito, cosa le dicono gli editori quando gli propone la pubblicazione dei
suoi 20 milioni di versi?
«Ho telefonato a tutti i più grandi editori italiani: mi hanno risposto che per
dieci anni sono coperti. S’immagina lei in dieci anni quante altre poesie
scriverò?».
Non ne ho idea, ma se il ritmo resterà quello di 300 al giorno tentare
d’immaginarlo non mi pare cosa impossibile.
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