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La Repubblica - Sabato 25 settembre 1999
LA CURIOSITÀ
Cento poesie al giorno
VIVE A PARMA IL POETA DA GUINNESS
È parmigiano il poeta da Guinnes dei
primati. Abramo Martini ha da poco tagliato il singolare traguardo della poesia
numero 1.500.000. «Scrivo sotto l’effetto del dolore fisico che non mi dà
tregua. Le mie medicine sono la carta e la penna, con cui riesco ad instaurare
un rapporto con il mondo esterno che altrimenti mi è precluso per motivi di
salute», dice di sé Martini, tratteggiando l’immagine di una persona
dall’interiorità particolarmente sofferta, tratto comune a molti scrittori.
Si può quasi abbozzare un paragone fra Martini e Giacomo Leopardi, di cui il
poeta parmigiano è un ammiratore a tal punto da chiedere vent’anni fa al comune
di Parma di intitolare la strada in cui abita al poeta di Recanati.
«Sì, è vero – spiega lo scrittore parmense –, trovo affinità tra me e Leopardi,
però ci sono anche molte differenze: ho una fede inossidabile, una moglie
stupenda e poi non ho i cosiddetti “momenti bui” che hanno contraddistinto tutti
i classici».
Una media di 100 poesie scritte ogni giorno – con picchi fino a 300 – infatti,
costituisce la tremenda regolarità cui è costretto Martini dal suo dolore e che
lo ha portato a raggiungere la quota di un milione e mezzo di liriche di suo
pugno.
«Si tratta di poesie “libere” – dice lui – senza una struttura metrica, che
peraltro non ho mai studiato, e da’altra parte non saprei dare loro una
struttura. Forse è meglio così, mettere freni all’ispirazione vorrebbe dire
limitare l’effetto della medicina».
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