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Gazzetta di Parma - Mercoledì 10
agosto 2005
Le rime in stile giapponese di Abramo Martini
QUEGLI «HAIKU» PARMIGIANI
di Antonella Del Gesso
Ha alle spalle più di un milione 908 mila
componimenti in versi. Quasi 400 di questi sono stati raccolti nell’«Ottavo
gioiello» della raccolta di «Poesie Haiku», edite da Penna d’Autore di Torino.
Stiamo parlando del poeta parmigiano Abramo Martini, di recente insignito del
titolo di cavaliere ufficiale e vincitore del primo premio a Salerno nel
concorso dedicato al genere. «Sono liriche scritte secondo la tecnica
giapponese haiku – spiega l’autore – terzine perfette caratterizzate da
un determinato numero di sillabe, cinque-sette-cinque».
Seppur costretto dal suo stato di salute tra le mura del suo appartamento di
via Leopardi (con il “collega” di Recanati si trova a condividere un comporre
“solitario e sofferente”), il pensiero del poeta nato a Traversetolo si
allontana dalla sua condizione per approdare al ricordo della città e degli
amici che ama: così c’è «un ritorno al lido parmense, al ridente declivio dei
collinosi dintorni, sino allo sguardo immemore sulle belle statue dei giardini»,
come scrive l’amica Milena Massani che cura le introduzioni dei suoi libri.
Martini ha pubblicato diciannove raccolte sino ad oggi: 2.700, invece, le poesie
haiku. Quarantacinque anni di vorace e appassionato “vergar le carte”. Perché?
«Compongo per difendermi dal dolore fisico. La scrittura rappresenta una
medicina che lenisce la pena per i miei problemi respiratori e cardiaci. È la
luce dell’anima che illumina il mondo».
“Pagine vere / di piccole parole / di poesia haiku”.
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