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Impegno, serietà,
correttezza, determinazione: Lettera aperta a tutti i partecipanti al Premio Letterario Internazionale «Trofeo Penna d'Autore» Nel precedente Notiziario Penna d'Autore aveva diffuso i nomi di quei poeti e di quegli
scrittori selezionati ad entrare a far parte dei semifinalisti del Premio
Letterario Internazionale «Trofeo Penna d'Autore» e, naturalmente, la maggior
parte dei concorrenti non sono stati contenti nel constatare che il loro nome non
figurava in questo elenco. Umanamente capisco il loro dissenso: ognuno sa di
aver scritto qualcosa di speciale, qualcosa da tramandare ai posteri, e il fatto di non vedersi gratificato con
un voto positivo non deve essere stato affatto incoraggiante. Però, come presidente e
fondatore di questo Premio Letterario, mi chiedo: che senso avrebbe avuto se
invece di diramare un ristretto elenco di nomi papabili a raggiungere la
finale, avessi invece detto che dei 971 concorrenti non ce n'era neppure uno
bocciato?
Risposte alle lettere di Dario Lodi che a sua volta rispondeva a Marta Folcia Ciao a tutti.
Dalle esperienze negative legate alla propria salute...
Ringrazio in contemporanea Dario Lodi per la
sua risposta; Antonio Giraldo, il cui pensiero condivido in pieno
(soprattutto dove pone l'accento sulla discutibile qualità di quanto i media
ci propongono) e Annunziata Scarponi, che ha ribadito molto bene il
concetto della difficoltà a pubblicare e farsi conoscere come scrittori. In
sostanza, diciamoci la verità: al di là del fatto che scrivere è uno sfogo
interiore, un piacere personale, quasi una terapia psicoanalitica...
scriviamo soprattutto per essere letti! Ma credo sia un problema di
difficile soluzione.
Ad Annunziata voglio dire che anch'io ho
iniziato a scrivere, reduce da una brutta malattia. Le esperienze negative
legate alla propria salute, quando si ha la fortuna di uscirne, possono
avere dei risvolti estremamente positivi e ci possono aiutare a crescere e a
far emergere quelle energie creative, sopite in ognuno di noi.
Grazie a tutti e ciao.
Marta Folcia
Mai adagiarsi sulle conquiste raggiunte, né arrendersi dinanzi alle prime difficoltà Carissimi amici,
C'è grande fermento per il
progetto legato all'Antologia Egr. Sig. Nicola Maglione, Ancora qualche cosa sulla privacy, poi il discorso scivola sul volontariato in ospedale
Caro Nicola, In altre lettere si “respira” la gioia per una amicizia nata, la voglia di “ridere un po’”, di staccare la spina e disintossicarsi, anche solo per un momento, da quella che spesso è fatica di vivere. Ben vengano allora le barzellette o altre cose che strappano una risata. Alcuni giorni fa ero nell’ospedale dove sono volontaria oramai da molti anni, prima a giocare con i bambini in reparto e poi a parlare con le mamme del possibile valore terapeutico della scrittura e invitarle a mettere sulla carta pensieri, versi, e quant’altro. Parlavo, appunto, con la mamma di una ragazzina ricoverata improvvisamente per una patologia grave. Iniziare un minimo di conversazione è sempre difficile, ma in certe situazioni si ha l’impressione di camminare sopra un terreno minato. Così ho incominciato a prendermi in giro, dopo averle spiegato cosa ci facevo lì, raccontando qualche episodio di quando avevo più o meno l’età di sua figlia e avevo anch’io seri problemi di salute. Questa mamma, che mi stava di fronte con il suo bicchiere di tè e una pastina, prima ha sorriso poi ha riso! Avevo individuato la chiave di lettura giusta e dopo è stato molto più semplice perché, a sua volta, mi ha raccontato di sua figlia, di questa sua voglia di vivere che la porta ad avvalersi di tutto ciò che possono darle, e le danno, medici e infermieri, personale paramendico e volontari. Questa ragazzina, dopo trenta giorni di “confino” in una stanza, ha detto a sua madre di essersi divertita molto quando l’hanno portata al piano di sotto, su una sedia a rotelle, per sottoporsi ad una ecografia; si era divertita perché aveva visto altre pareti, altre facce, era andata in ascensore, perché aveva parlato con altri medici, altre persone. È stato uno dei tanti pomeriggi strani trascorsi in ospedale. Quella mamma ed io ci siamo salutate con forse i lucciconi sotto le ciglia, ma vicendevolmente grate per quei sorrisi che ci eravamo scambiate, per quelle piccole risate che hanno riportato un momento di “normalità” nel marasma che ha investito la sua vita. Forse scriverà qualcosa nel “quadernone” che abbiamo lasciato, forse no. Non importa, lei e le altre mamme sanno che il quaderno è lì a loro disposizione, che ci siamo noi volontari e l’associazione che ci ha consentito di essere lì, e questo è fonte di grande ricchezza interiore per tutti. E donare un sorriso davvero non costa nulla, se poi è una risata ancora meglio. Quindi ben vengano le… “amenità”, servono eccome!
Ed ora vorrei parlare ancora di privacy (poi basta!). Credo che un conto sia ricevere una rivista omaggio, alla quale ci si può o meno abbonare per libera scelta, oppure ricevere l’invito ad un concorso a cui uno può, volendo, partecipare. Un altro è ricevere a casa pacchi di merce mai ordinata o il sollecito a pagare abbonamenti mai richiesti e mai regalati a sconosciuti. Certamente ciò che ho raccontato tempo fa in queste pagine, rappresenta una situazione particolare, abnorme se vogliamo, ma purtroppo le persone che lamentano questi fastidi, che rischiano di trasformarsi in preoccupazione, sono molto più di quanto si creda! Proviamo ad esempio ad immaginare la reazione di una persona anziana che si trova coinvolta in una situazione del genere! Il pacco lo ritirano perché… sì, forse l’avevano ordinato… sì forse se ne erano dimenticati. Ma non è così! Ad un signore che abita nel mio stesso palazzo gli è stato intimato di pagare un abbonamento in quanto aveva trattenuto le riviste inviategli; in caso contrario il Gruppo Editoriale in questione avrebbe agito per vie legali. La legge relativa al trattamento dati e alla tutela della privacy (196/2003 e successive modifiche) prevede la cancellazione permanente e definitiva di un indirizzo anche solo su richiesta telefonica dell’interessato. Purtroppo questo avviene raramente: come giustificazione le case editrici asseriscono di avere ricevuto un altro coupon (sempre reperibili su riviste e quotidiani) con richiesta di un altro abbonamento offerto, ovviamente, con sconti anche superiori al 60%. Nemmeno le associazioni umanitarie, alcune almeno, sono immune da quello che appare quasi una nuova forma di marketing; spesso si avvalgono di call center per propagandare le loro iniziative e fare nuovi adepti con un’insistenza a volte quasi intimidatoria. Ritengo che anche il fare beneficenza, e la modalità su come farla, debba essere una libera scelta senza che nessuna di queste associazioni indichi delle quote (che non sono mai minime) di contributo. Da parte mia, avvalendomi appunto di questa legge, sono riuscita ad avere un risarcimento da uno di questi grossi gruppi editoriali per le spese sostenute (perizia calligrafica, legale e altre), come risarcimento per il fastidio arrecatomi per oltre un anno di “tira e molla” e la insistente violazione alla privacy. E questa è solo una piccola goccia… Al di là di queste vicende sgradevoli, personalmente ho l’abitudine di avvertire sempre il diretto interessato prima di fornire a qualcuno il suo indirizzo. Dopotutto non è detto che quello che penso gli possa fare piacere, o lo possa interessare, gli piaccia o gli interessi veramente. Certo che il tenore di questo testo è molto diverso da quello precedente, ma è solo una delle tante facce della vita. Situazioni come questa mi creano disagio e a volte senso di impotenza, i pomeriggi in ospedale invece, anche se c’è dolore e preoccupazione, mi arricchiscono di qualcosa e torno a casa in pace, con la contentezza di avere aiutato qualcuno. Ciao a tutti. Fosca Andraghetti
Forse qualcosa si sta muovendo nel Comune di Milano in merito ai randagi Gentile Sig. Lodi, Come da Lei enunciato nella mail in oggetto, in data 1° novembre 2006, il Sindaco Letizia Moratti, dando seguito alla decisione presa dal Consiglio Comunale il 10 ottobre 2005, in occasione dell'approvazione del Regolamento di tutela degli animali, ha nominato me, Dott. Gianluca Comazzi, nuovo Garante per la tutela degli animali del Comune di Milano. Tra le molte funzioni assorbite dal nostro ufficio, quelle riguardanti i gatti e quindi le colonie feline, diventano di nostra competenza, pertanto prendendo spunto dalla sua missiva, è mio impegno fornirLe alcuni chiarimenti sulle questioni in sospeso
Colonie feline e in particolare colonia dell’Ospedale San Carlo
Le colonie feline sono tutelate dalla legge 281 del 14 agosto 1991, dalla Legge Regionale 16 del 20 luglio 2006 e dal Regolamento Comunale di tutela degli animali, pertanto “le colonie feline che vivono in libertà sul territorio non possono essere spostate dal luogo dove si sono stabilite”. Inoltre “è vietato a chiunque maltrattare i gatti che vivono in libertà”. È mio compito garantire che questi principi vengano rispettati e, nel caso della colonia dell’ospedale San Carlo, ci siamo adoperati a trovare una rapida soluzione che garantisse il benessere degli animali e consentisse una “buona” convivenza con l’uomo. Non è di competenza nostra la colonia felina in oggetto, dal momento che gli ospedali sono di competenza della Regione, ma ho voluto incontrare personalmente il Direttore generale della struttura, sottolineando l’importanza di non allontanare i gatti, ma di provvedere ad un loro spostamento all’esterno, dove peraltro esistono già apposite casette. Il problema riguarda infatti due ambiti: i sotterranei dell’ospedale, dove i gatti sono abituati a pernottare e a mangiare, causando, loro malgrado, inconvenienti igienico – sanitari già denunciati dal Presidio Veterinario Asl e le sterilizzazioni, unico sistema per controllare numericamente i felini. Abbiamo già contattato alcune associazioni che possono aiutarci, oltre la Asl e ci hanno garantito piena collaborazione in questo senso. Le faremo sapere se, da parte dell’ospedale, la proposta di “rafforzare” la colonia esterna è stata accettata. Oltre alla colonia dell’ospedale San Carlo, ci siamo occupati anche di altre realtà, come quella dei gatti del Castello Sforzesco che finalmente, dopo tante dispute, hanno trovato una fattiva tutela: la storica gattara Rosi continua a nutrire i suoi amici, sostenuta da un’associazione largamente presente sul territorio (Oipa) e da uno sponsor (Almo Nature), che ha promesso di fornire gratuitamente cibo per un anno. Le colonie presenti sul territorio sono oltre 400, tutti diverse e con problematiche peculiari. Abbiamo già fissato una serie di incontri con associazioni, enti e privati cittadini per le questioni più spinose e siamo pronti ad accogliere segnalazioni e informazioni circa tutte le situazioni che possono mettere in pericolo il benessere degli animali. La ringrazio per il suo interesse e mi tengo a disposizione per ogni altro eventuale chiarimento. Distinti saluti. Dott. Gianluca Comazzi Garante per la tutela degli animali Comune di Milano
Il riferimento mail per ogni segnalazione è: sarykoko@hotmail.com
Grazie a Giuseppina Ranalli per la sua grande sensibilità d'animo Sul finire del 2006 sono stato
invitato a casa di Giuseppina Ranalli per festeggiare, con un ristretto gruppo
di amici di Penna d'Autore, il fine anno. Premetto che in passato i
festeggiamenti di ogni fine stagione associativa venivano organizzati
personalmente da me, e che vi prendevano parte tutti i soci dell'hinterland
torinese. In quelle occasioni gli amici dei salotti d'autore si ingegnavano
per rendere la serata divertente inscenando un teatrino satirico/umoristico di
cui l'artefice è sempre stato il carissimo Giuseppe Dell'Anna. Con lui vi
prendeva parte Enrico Di Rosa, e insieme coinvolgevano gli amici presenti con
battute spiritose, esaltando o sberleffando coloro che avevano ricevuto premi
e riconoscimenti nel corso della stagione per le loro opere di poesia e di
narrativa. Ricordo che nei primi tempi frequentavano autori che hanno lasciato
un'impronta nel cuore dell'Associazione, come Nica Vidotti, Antonio Casolaro,
Elisa Angiono, Ermanno Eandi..., poi anno dopo anno si sono aggiunti
Mariateresa Biasion Martinelli, Massimo Bena, Calogero Profeta, Donatella
Garitta, Eugenio Borra, e la stessa Giuseppina Ranalli, e poi Aldo Di Gioia,
Giovanni Cianchetti, Vittorio Cattaneo, Gian Franco Micheletti, Mara
D'Alessandro, Giorgio Milanese... Quante belle serate ho passato insieme a
questi amici e quante pagine importanti hanno scritto tutti loro per Penna
d'Autore. Sono stati momenti irripetibili che conserverò per sempre nel mio cuore.
Il ricavato della «Bomboniera/Libro» di una giovane sposa Caro Nicola, Risposta a Sam: «Lo sfruttamento del lavoro precario che spegne la poesia»
Gentile Presidente,
con questa lettera vorrei rivolgermi a Sam, la cui lettera mi ha
profondamente toccato, dal momento che anch'io sto vivendo una difficile
situazione dal punto di vista del lavoro. Dopo la laurea, infatti, ho fatto
uno stage non retribuito alla Gazzetta di Mantova (un'esperienza che,
tuttavia, mi ha dato tantissimo) per poi ricevere un esiguo rimborso spese
con il Servizio Civile Retribuito, dove, pur avendo raccolto notevoli
soddisfazioni, grazie al contatto con i bambini e con le persone, ho dovuto
affrontare anche forme di mobbing alquanto svilente; e infine, sono
approdata nella redazione di una Radio, per un tirocinio formativo con un
discreto stipendio e la possibilità di fare carriera... anche se non so se
alla fine dei sei mesi, l'impegno che sto profondendo verrà premiato con
un'assunzione. È una situazione di incertezza e di precarietà, in
cui posso solo intravedere l'abbozzo di un futuro, avvolto da una coltre di
fitta nebbia. Spesso arrivo la sera stanca, ma con la voglia di tuffarmi tra
le parole di un libro o tra le parole della fantasia che mi suggerisce di
scrivere, malgrado gli occhi pesanti... malgrado la voglia di uscire, di
vivere qualche attimo di mondanità. Sono proprio queste parole, questi lembi
di fantasia che mi aiutano, che mi permettono di stare bene, di avere
fiducia in me stessa. Non è vero che non c'è più spazio per sognare e
per fantasticare. È vero che la nostra società è ridotta ad un'isola di
divoratori di realtà, dove tutto deve avere una logica, dove ogni risposta
deve essere preceduta da una domanda. Ed è vero che l'eccesso di fantasia
rischia di fare ammalare: a volte mi capita di isolarmi, e forse in questo
periodo lo sto facendo troppo. Tuttavia, è solo una fase, un momento
necessario, nonché terreno fertile per la creatività, non ancora uccisa
dalla dittatura del "business a tutti i costi". Bisogna cercare di non
rimanere schiavi di questa precarietà e di questo mondo in cui sembra
che l'unica cosa importante sia la carriera brillante, e per questo
bisogna appellarsi anche a tutto ciò e, soprattutto, a quelle persone che ci
possono aiutare, evitando di soffocare, ma assecondando (ripeto la parola)
la creatività.
Mi rivolgo a Sam: riscoprila, falla diventare quella cosa che ti permette di
andare avanti, visto e considerato che la precarietà, questa sensazione di
essere sfruttata non potrà che protrarsi; e per viverla l'unica cosa è
essere coscienti di possedere qualcosa che nessuno ci può prendere. Almeno
questa!
Roberta De Tomi, la "Ragazza post-modern"
«Associazione Penna d'Autore senza frontiere»
Egr. Presidente,
sono una cittadina italiana di ampie vedute, opero in maniera anonima nei confronti delle persone bisognose, sono per lo più persone emigranti dell'Est, il cui contatto è ed è stato per me scuola di vita, un arricchimento culturale, una possibilità di dialogare nelle diverse lingue al punto che penso di poter dare tale definizione (questo è il mio umile pensiero): «Associazione Penna d'Autore senza frontiere» più specifico, invoglierebbe anche stranieri di scrivere in lingua madre. Luisa Penzo
Da una brutta malattia nasce la voglia di scrivere
Come incominciare questo mio scritto? Molto
indecisa, allora mi sono detta; lo farò come se parlassi a dei vecchi amici,
spero non vi offendiate per "vecchi".
Sono una persona, di sesso femminile, non più
giovanissima, ma con tanta voglia di fare, che però non ho sempre avuto. Per
sommi capi voglio raccontare la mia storia.
Tre anni fa, una brutta malattia cardiaca
(virale), mi ha messo quasi ko. Il tempo non passava mai, non dovevo fare
nulla per dare modo al mio cuore di riparare il danno fatto da un (scusate
la parola) maledetto virus. Per farla breve, visto che il mio corpo doveva
riposare, la mia mente ha cominciato a lavorare. Storie di persone
sconosciute e immaginarie ruotavano nella mia testa, con tanto di colpi di
scena e finali a sorpresa. Un giorno raccontai la parte di una di queste
storie ad una cara amica; era talmente interessata che mi scongiurò di
raccontarle il seguito. Le dissi che non potevo, che non lo conoscevo
neppure io, ma spinta dal suo entusiasmo mi misi a scrivere quel finale e
continuai a scrivere... fino al classico crampo alla mano. Poi, dopo il
primo romanzo ne scrissi un altro e un altro ancora. Finora sono arrivata a
sette! Poi ho cominciato con le poesie, e via, mi aveva preso una smania che
solo scrivendo mi sentivo viva e in buona salute (i problemi fisici li ho
ancora, ma mi ci sono abituata.)
Il primo romanzo "Un anno una vita" e il
secondo "Il girasole nero" sono stati pubblicati e li ho mandati per il
concorso 2006 a "Penna D'Autore", nel mio piccolo ho cercato di fare
pubblicità, in piccole emittenti locali, in giornaletti del quartiere. Noi
"scrittori" sconosciuti abbiamo un grande handicap, le librerie, il nostro
libro tanto amato e che ci è caro, non lo vogliono, perché è uno dei tanti,
al limite solo su ordinazione del cliente, ma il cliente per ordinarlo deve
conoscerlo, e come lo conosce? O è un nostro amico o parente, che già sa del
libro; oppure niente, un cane che si morde la coda. Un vortice che ti
riporta sempre al punto di partenza, puoi aver scritto un "capolavoro" ma
nessuno lo sa, e non lo saprà mai. Il libro è come un bimbo piccolo che non
sa camminare, e nessuno glielo insegna. Ma la voglia e la tenacia non mi
mancano, è andrò avanti, chissà quante persone hanno i miei stessi problemi,
se così li vogliamo chiamare.
Qualcuno vuole discuterne? Grazie per
l'attenzione e buon lavoro a chi mi legge.
Annunziata Scarponi
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