La posta degli Autori

 

INDIRIZZATE LE VOSTRE LETTERE A UNA DI QUESTE DUE E-MAIL:
ali@pennadautore.it oppure
associazione@pennadautore.it

Impegno, serietà, correttezza, determinazione:
ecco gli ingredienti giusti per raggiungere traguardi importanti

Lettera aperta a tutti i partecipanti al Premio Letterario Internazionale «Trofeo Penna d'Autore»

Nel precedente Notiziario Penna d'Autore aveva diffuso i nomi di quei poeti e di quegli scrittori selezionati ad entrare a far parte dei semifinalisti del Premio Letterario Internazionale «Trofeo Penna d'Autore» e, naturalmente, la maggior parte dei concorrenti non sono stati contenti nel constatare che il loro nome non figurava in questo elenco. Umanamente capisco il loro dissenso: ognuno sa di aver scritto qualcosa di speciale, qualcosa da tramandare ai posteri, e il fatto di non vedersi gratificato con un voto positivo non deve essere stato affatto incoraggiante. Però, come presidente e fondatore di questo Premio Letterario, mi chiedo: che senso avrebbe avuto se invece di diramare un ristretto elenco di nomi papabili a raggiungere la finale, avessi invece detto che dei 971 concorrenti non ce n'era neppure uno bocciato?
Ma come: tutti bravi? tutti promossi? diamo il premio a tutti?
So che qualche promotore culturale agisce in tal senso; lo fa per non perdersi i favori dei concorrenti e averli nuovamente nella edizione successiva. Ma è una cosa seria? E per quale motivo Penna d'Autore dovrebbe allinearsi a questa regola?
No, non sono d'accordo.
Dopo aver svolto per anni questo lavoro con serietà e correttezza, spinto solamente dall'entusiasmo che anima la mia passione per la letteratura, sono orgoglioso di poter dire che questo concorso è oggi un punto di riferimento per tanti autori italiani che ci seguono numerosi anche all'estero, e che trova il pieno appoggio tra i maggiori operatori del settore, tanto è vero che le case editrici ci indicano come un banco di prova importante per i libri pubblicati dai loro autori.
Ho ricevuto talmente tante lettere da parte di gente delusa e amareggiata per non aver visto il loro nome comparire nell'elenco dei semifinalisti, che non me la sono sentito di rispondere, e altrettanto ho fatto con coloro che si sono complimentati per aver raggiunto questo primo traguardo con l'auspicio di entrare a far parte della ristretta rosa dei 10 finalisti.
Una cosa, però, mi sento in dovere di suggerire agli «esclusi» da questa graduatoria: non demoralizzatevi per così poco, perché il successo lo si raggiunge gradatamente. Ci vuole una grande forza di volontà sostenuta da una vera passione; non affliggetevi per una bocciatura e vedrete che l'impegno, la passione e una ferma determinazione nel vostro lavoro non potrà che portare al raggiungimento di risultati positivi. Il lavoro, quello serio, fatto con impegno e grande scrupolo, premia sempre. Alla fine, chi ha ben seminato, raccoglierà i frutti del suo operato.
Nicola Maglione
Presidente dell'A.L.I. Penna d'Autore

 

Risposte alle lettere di Dario Lodi che a sua volta rispondeva a Marta Folcia

Ciao a tutti.
Marta dice che scrivere è bello ma che ci vorrebbe anche un sostegno economico per poter poi vedere pubblicato il proprio lavoro, e Dario invece dice che è bello sì scrivere ma che si può anche non pubblicare.
Io sono d'accordo più con Marta perchè il proprio pensiero scritto dà sì soddisfazione a scriverlo e ci si rende conto di non essere più ossessionati da qualcosa che si ha dentro e che, in qualche modo, si deve esternare, ma, credo sia anche necessario fare conoscere agli altri quello che si è scritto.
I grandi poeti sono stati o sono grandi perché, anche loro, hanno pubblicato e quindi io ritengo sia giusto pubblicare anche senza pensare di essere grandi ma solo per puro spirito di considerazione.
Il fatto è che le case editrici vedono solo l'interesse e non gl'importa niente di lanciare questo o quell'autore perché non sono certi dell'introito.
Piuttosto vanno al riciclo dei grandi ma non si compromettono coi piccoli.
Ho pubblicato quattro raccolte e ho dovuto fare salti mortali perché qualche libreria mi tenga quattro-cinque copie e non in vista.
In Italia non c'è una politica che tenda a valorizzare l'autore là dove il valore c'è.
E poi parlano di cultura; i mass-media risaltano sempre quelli e basta guardare i programmi televisivi: è tutto un ripetersi.
In conclusione, applaudo Marta perché ha parlato di un problema e un problema serio.
I nostri governanti anche regionali o provinciali dovrebbero porsi la domanda sul perché tanti giovani sbandano.
La risposta e molto semplice: perché non sono culturalmente considerati!
Chiedo scusa a Dario Lodi per lo sfogo che non vuole essere un denigrare o sminuire il suo pensiero.
Un grande grazie a PENNA D'AUTORE per avere messo a disposizione questo spazio.
Antonio Giraldo
 

 

Dalle esperienze negative legate alla propria salute...

Ringrazio in contemporanea Dario Lodi per la sua risposta; Antonio Giraldo, il cui pensiero condivido in pieno (soprattutto dove pone l'accento sulla discutibile qualità di quanto i media ci propongono)  e Annunziata Scarponi, che ha ribadito molto bene il concetto della difficoltà a pubblicare e farsi conoscere come scrittori. In sostanza, diciamoci la verità: al di là del fatto che scrivere è uno sfogo interiore, un piacere personale, quasi una terapia psicoanalitica... scriviamo soprattutto per essere letti! Ma credo sia un problema di difficile soluzione.
Ad Annunziata voglio dire che anch'io ho iniziato a scrivere, reduce da una brutta malattia. Le esperienze negative legate alla propria salute, quando si ha la fortuna di uscirne, possono avere dei risvolti estremamente positivi e ci possono aiutare a crescere e a far emergere quelle energie creative, sopite in ognuno di noi. 
Grazie a tutti e ciao.
Marta Folcia   

 

Mai adagiarsi sulle conquiste raggiunte, né arrendersi dinanzi alle prime difficoltà

Carissimi amici,
quale appellativo se non quello di “cari” si può dare a voi tutti, in cui ognuno di noi si ritrova nei sentimenti dell’altro DISINTERESSATAMENTE (e quindi di “veri” amici), sia pure per un semplice scambio di opinione e, soprattutto, per il desiderio di speranza di conoscerci non solo attraverso queste lettere (grande e molto apprezzata iniziativa!), ma anche – chissà! – di persona, in un possibile ritrovo ricreativo vero e proprio (dai, dr. Maglione, datti da fare!).
Le lettere pubblicare in questa rubrica (delle quali alcune le ho lette più volte), ho trovato splendide espressioni di profondi sentimenti e ricche di suggerimenti, che ognuno di noi può trovarne giovamento. Mi riferisco in particolar modo a ciò che dice Roberto Sacco e Marta Folcia, condividendone i motivi, e di conseguenza non accetto l’opinione evidenziata nella sua da Dario Lodi.
Marta, nella seconda parte della tua lettera, poni delle domande. Ebbene, non trovi che l’A.L.I., che benevolmente ci ospita, sia un buon motivo di scrivere, proponendosi essa stessa di pubblicare i nostri scritti, sottoponendoli, così, alla lettura e all’attenzione di altre persone, siano o no esse critici letterari (o anche un po’ meno), alle quali si può essere apprezzati oppure no; ma questa è un’altra storia, come si suol dire, in quanto il trovar condivisione e consensi può riguardare soltanto lo stato d’animo di chi ci legge in quel preciso momento.
Naturalmente essere “applauditi” fa sicuramente più piacere che essere “bocciati”, ma mentre nel primo caso troviamo più stimolo ad andare avanti, nel secondo ci sforzeremo di migliorare in cerca di approvazione vera e propria.
AD MELIORA SEMPER, dunque, nell’uno e nell’altro caso! E mai adagiarsi su conquiste già raggiunte, né mai arrendersi dinanzi alle prime difficoltà.
Ciao a tutti.
Daniele Grasso

 

C'è grande fermento per il progetto legato all'Antologia
«Poesie della Religione Cristiana»

Egr. Sig. Nicola Maglione,
Lei non sa con che gioia ho ricevuto la sua lettera. Sono rimasto davvero stupito ed un po' imbarazzato leggendo la parola "poeta".
Essere stato scelto tra i finalisti, per me, è una cosa straordinaria. Pensi che tutto è iniziato verso giugno 2006, quando mio figlio Leonardo, che alla sera prima di dormire vuole che gli legga dei libri di vario genere, mi ha chiesto se per i suoi 8 anni, che avrebbe compiuto in agosto, gli scrivevo una filastrocca. Dove io tragga ispirazione non lo so; in pochi mesi gli ho scritto una serie di racconti, una raccolta di fiabe e varie poesie. La poesia «In confidenza al mio Dio», che ha inserito tra i finalisti della sezione Poesia Religiosa, è l'unica che non ho scritto per lui, ma è stata un'emozione e un sentimento tutto mio.
Con l'occasione le comunico che con la mia parrocchia ci stiamo attivando per l'ottima iniziativa che riguarda la diffusione del libro «Poesie della Religione Cristiana» e con il nostro padre Domenico, che è missionario in Borundi, al più presto organizzeremo un piccolo progetto. In ultimo, per comunicarle che ho letto l'articolo del concorso di poesie sulla rivista Famiglia Cristiana del 10 dicembre 2006.
Un ringraziamento e un saluto.
Ettore Benoni
 

Ancora qualche cosa sulla privacy, poi il discorso scivola sul volontariato in ospedale

Caro Nicola,
continuo a leggere con sempre maggiore interesse «La Posta degli Autori”. Gli argomenti trattati sono tanti e, istintivamente, sarei portata a dire qualcosa, se non su tutti, almeno sulla maggior parte degli stessi. Poi mi rendo conto che questo non è possibile perché ogni lettera merita una riflessione particolare e attenzione al punto di vista dell’autore, alle sue conoscenze ed esperienze che lo portano a parlare di una cosa invece che di un’altra.

In altre lettere si “respira” la gioia per una amicizia nata, la voglia di “ridere un po’”, di staccare la spina e disintossicarsi, anche solo per un momento, da quella che spesso è fatica di vivere. Ben vengano allora le barzellette o altre cose che strappano una risata.

Alcuni giorni fa ero nell’ospedale dove sono volontaria oramai da molti anni, prima a giocare con i bambini in reparto e poi a parlare con le mamme del possibile valore terapeutico della scrittura e invitarle a mettere sulla carta pensieri, versi, e quant’altro.

Parlavo, appunto, con la mamma di una ragazzina ricoverata improvvisamente per una patologia grave. Iniziare un minimo di conversazione è sempre difficile, ma in certe situazioni si ha l’impressione di camminare sopra un terreno minato. Così ho incominciato a prendermi in giro, dopo averle spiegato cosa ci facevo lì, raccontando qualche episodio di quando avevo più o meno l’età di sua figlia e avevo anch’io seri problemi di salute. Questa mamma, che mi stava di fronte con il suo bicchiere di tè e una pastina, prima ha sorriso poi ha riso! Avevo individuato la chiave di lettura giusta e dopo è stato molto più semplice perché, a sua volta, mi ha raccontato di sua figlia, di questa sua voglia di vivere che la porta ad avvalersi di tutto ciò che possono darle, e le danno, medici e infermieri, personale paramendico e volontari. Questa ragazzina, dopo trenta giorni di “confino” in una stanza, ha detto a sua madre di essersi divertita molto quando l’hanno portata al piano di sotto, su una sedia a rotelle, per sottoporsi ad una ecografia; si era divertita perché aveva visto altre pareti, altre facce, era andata in ascensore, perché aveva parlato con altri medici, altre persone.

È stato uno dei tanti pomeriggi strani trascorsi in ospedale. Quella mamma ed io ci siamo salutate con forse i lucciconi sotto le ciglia, ma vicendevolmente grate per quei sorrisi che ci eravamo scambiate, per quelle piccole risate che hanno riportato un momento di “normalità” nel marasma che ha investito la sua vita. Forse scriverà qualcosa nel “quadernone” che abbiamo lasciato, forse no. Non importa, lei e le altre mamme sanno che il quaderno è lì a loro disposizione, che ci siamo noi volontari e l’associazione che ci ha consentito di essere lì, e questo è fonte di grande ricchezza interiore per tutti. E donare un sorriso davvero non costa nulla, se poi è una risata ancora meglio. Quindi ben vengano le… “amenità”, servono eccome!

 

Ed ora vorrei parlare ancora di privacy (poi basta!). Credo che un conto sia ricevere una rivista omaggio, alla quale ci si può o meno abbonare per libera scelta, oppure ricevere l’invito ad un concorso a cui uno può, volendo, partecipare. Un altro è ricevere a casa pacchi di merce mai ordinata o il sollecito a pagare abbonamenti mai richiesti e mai regalati a sconosciuti. Certamente ciò che ho raccontato tempo fa in queste pagine, rappresenta una situazione particolare, abnorme se vogliamo, ma purtroppo le persone che lamentano questi fastidi, che rischiano di trasformarsi in preoccupazione, sono molto più di quanto si creda! Proviamo ad esempio ad immaginare la reazione di una persona anziana che si trova coinvolta in una situazione del genere! Il pacco lo ritirano perché… sì, forse l’avevano ordinato… sì forse se ne erano dimenticati. Ma non è così! Ad un signore che abita nel mio stesso palazzo gli è stato intimato di pagare un abbonamento in quanto aveva trattenuto le riviste inviategli; in caso contrario il Gruppo Editoriale in questione avrebbe agito per vie legali.

La legge relativa al trattamento dati e alla tutela della privacy (196/2003 e successive modifiche) prevede la cancellazione permanente e definitiva di un indirizzo anche solo su richiesta telefonica dell’interessato. Purtroppo questo avviene raramente: come giustificazione le case editrici asseriscono di avere ricevuto un altro coupon (sempre reperibili su riviste e quotidiani) con richiesta di un altro abbonamento offerto, ovviamente, con sconti anche superiori al 60%.

Nemmeno le associazioni umanitarie, alcune almeno, sono immune da quello che appare quasi una nuova forma di marketing; spesso si avvalgono di call center per propagandare le loro iniziative e fare nuovi adepti con un’insistenza a volte quasi intimidatoria. Ritengo che anche il fare beneficenza, e la modalità su come farla, debba essere una libera scelta senza che nessuna di queste associazioni indichi delle quote (che non sono mai minime) di contributo.

Da parte mia, avvalendomi appunto di questa legge, sono riuscita ad avere un risarcimento da uno di questi grossi gruppi editoriali per le spese sostenute (perizia calligrafica, legale e altre), come risarcimento per il fastidio arrecatomi per oltre un anno di “tira e molla” e la insistente violazione alla privacy. E questa è solo una piccola goccia…

Al di là di queste vicende sgradevoli, personalmente ho l’abitudine di avvertire sempre il diretto interessato prima di fornire a qualcuno il suo indirizzo. Dopotutto non è detto che quello che penso gli possa fare piacere, o lo possa interessare, gli piaccia o gli interessi veramente.

Certo che il tenore di questo testo è molto diverso da quello precedente, ma è solo una delle tante facce della vita. Situazioni come questa mi creano disagio e a volte senso di impotenza, i pomeriggi in ospedale invece, anche se c’è dolore e preoccupazione, mi arricchiscono di qualcosa e torno a casa in pace, con la contentezza di avere aiutato qualcuno.

Ciao a tutti.

Fosca Andraghetti

 

Forse qualcosa si sta muovendo nel Comune di Milano in merito ai randagi

Gentile Sig. Lodi,

Come da Lei enunciato nella mail in oggetto, in data 1° novembre 2006, il Sindaco Letizia Moratti, dando seguito alla decisione presa dal Consiglio Comunale il 10 ottobre 2005, in occasione dell'approvazione del Regolamento di tutela degli animali, ha nominato me, Dott. Gianluca Comazzi, nuovo Garante per la tutela degli animali del Comune di Milano.

Tra le molte funzioni assorbite dal nostro ufficio, quelle riguardanti i gatti e quindi le colonie feline, diventano di nostra competenza, pertanto prendendo spunto dalla sua missiva, è mio impegno fornirLe alcuni chiarimenti sulle questioni in sospeso

 

Colonie feline e in particolare colonia dell’Ospedale San Carlo

 

Le colonie feline sono tutelate dalla legge 281 del 14 agosto 1991, dalla Legge Regionale 16 del 20 luglio 2006 e dal Regolamento Comunale di tutela degli animali, pertanto “le colonie feline che vivono in libertà sul territorio non possono essere spostate dal luogo dove si sono stabilite”. Inoltre “è vietato a chiunque maltrattare i gatti che vivono in libertà”.

È mio compito garantire che questi principi vengano rispettati e, nel caso della colonia dell’ospedale San Carlo, ci siamo adoperati a trovare una rapida soluzione che garantisse il benessere degli animali e consentisse una “buona” convivenza con l’uomo. Non è di competenza nostra la colonia felina in oggetto, dal momento che gli ospedali sono di competenza della Regione, ma ho voluto incontrare personalmente il Direttore generale della struttura, sottolineando l’importanza di non allontanare i gatti, ma di provvedere ad un loro spostamento all’esterno, dove peraltro esistono già apposite casette.

Il problema riguarda infatti due ambiti: i sotterranei dell’ospedale, dove i gatti sono abituati a pernottare e a mangiare, causando, loro malgrado, inconvenienti igienico – sanitari già denunciati dal Presidio Veterinario Asl e le sterilizzazioni, unico sistema per controllare numericamente i felini. Abbiamo già contattato alcune associazioni che possono aiutarci, oltre la Asl e ci hanno garantito piena collaborazione in questo senso.

Le faremo sapere se, da parte dell’ospedale, la proposta di “rafforzare” la colonia esterna è stata accettata.

Oltre alla colonia dell’ospedale San Carlo, ci siamo occupati anche di altre realtà, come quella dei gatti del Castello Sforzesco che finalmente, dopo tante dispute, hanno trovato una fattiva tutela: la storica gattara Rosi continua a nutrire i suoi amici, sostenuta da un’associazione largamente presente sul territorio (Oipa) e da uno sponsor (Almo Nature), che ha promesso di fornire gratuitamente cibo per un anno. 

Le colonie presenti sul territorio sono oltre 400, tutti diverse e con problematiche peculiari. Abbiamo già fissato una serie di incontri con associazioni, enti e privati cittadini per le questioni più spinose e siamo pronti ad accogliere segnalazioni e informazioni circa tutte le situazioni che possono mettere in pericolo il benessere degli animali. 

La ringrazio per il suo interesse e mi tengo a disposizione per ogni altro eventuale chiarimento. 

Distinti saluti. 

Dott. Gianluca Comazzi

Garante per la tutela degli animali Comune di Milano

 

Il riferimento mail per ogni segnalazione è: sarykoko@hotmail.com

 

 

Grazie a Giuseppina Ranalli per la sua grande sensibilità d'animo

Sul finire del 2006 sono stato invitato a casa di Giuseppina Ranalli per festeggiare, con un ristretto gruppo di amici di Penna d'Autore, il fine anno. Premetto che in passato i festeggiamenti di ogni fine stagione associativa venivano organizzati personalmente da me, e che vi prendevano parte tutti i soci dell'hinterland torinese. In quelle occasioni gli amici dei salotti d'autore si ingegnavano per rendere la serata divertente inscenando un teatrino satirico/umoristico di cui l'artefice è sempre stato il carissimo Giuseppe Dell'Anna. Con lui vi prendeva parte Enrico Di Rosa, e insieme coinvolgevano gli amici presenti con battute spiritose, esaltando o sberleffando coloro che avevano ricevuto premi e riconoscimenti nel corso della stagione per le loro opere di poesia e di narrativa. Ricordo che nei primi tempi frequentavano autori che hanno lasciato un'impronta nel cuore dell'Associazione, come Nica Vidotti, Antonio Casolaro, Elisa Angiono, Ermanno Eandi..., poi anno dopo anno si sono aggiunti Mariateresa Biasion Martinelli, Massimo Bena, Calogero Profeta, Donatella Garitta, Eugenio Borra, e la stessa Giuseppina Ranalli, e poi Aldo Di Gioia, Giovanni Cianchetti, Vittorio Cattaneo, Gian Franco Micheletti,  Mara D'Alessandro, Giorgio Milanese... Quante belle serate ho passato insieme a questi amici e quante pagine importanti hanno scritto tutti loro per Penna d'Autore. Sono stati momenti irripetibili che conserverò per sempre nel mio cuore.
Sembra passato un secolo, eppure è stato solo ieri.
Giuseppina Ranalli ha avuto il merito di ricordarsi di quei momenti riunendo nel «SALOTTO DI CASA SUA» un stretta cerchia di quegli amici per ricordare a tutti che, al di là delle incomprensioni che flagellano l'animo umano, basta poco per volersi bene, e che più che le PAROLE contano i FATTI. La vera amicizia è fondata sul comportamento delle persone, non sui falsi sorrisi o sulle adulazioni bugiarde.
Per questo desidero ringraziare pubblicamente GIUSEPPINA per aver organizzato questa bella serata, e dire a voce alta: «GRAZIE PER LA GIOIA CHE MI HAI DATO. SEI UNA VERA MAESTRA DI VITA E IL TUO GESTO È UN INSEGNAMENTO PER TUTTI».
Nicola Maglione
Presidente dell'A.L.I. Penna d'Autore

 

Il ricavato della «Bomboniera/Libro» di una giovane sposa
sarà devoluto in beneficenza per i bambini del Congo

Caro Nicola,
spero tu abbia trascorso un buonissimo Natale, e giungo a pochi giorni dalla fine dell'anno per augurarti un buon inizio del 2007 che attendo con tanto entusiasmo.
Ti scrivo in merito al progetto di cui ti parlavo qualche giorno fa, progetto che ho intitolato «LIBRO PER I BAMBINI DEL CONGO - COMUNITÀ MAMMA DELLA PACE».
Ciò che tu, sempre con un'apertura di cuore che ti contraddistingue come una persona davvero stupenda, mi hai proposto, mi ha letteralmente lasciato senza parole: sostenere una raccolta fondi per la stampa di questo libro, il cui ricavato andrà poi in favore dell'Associazione «Comunità Mamma della Pace» per il progetto di costruzione di 40 unità immobiliari e 3 scuole nella regione dei laghi in Congo. La tua è una proposta meravigliosa che ho accolto con enorme gioia e ne ho subito parlato con il Presidente dell'Associazione suddetta, il sig. Aniceto Battani, che l'appoggia in pieno e ringrazia di cuore tutti coloro che collaboreranno.
Personalmente ti ringrazio per il codice ISBN che metti a disposizione per la stampa del mio «Libro/Bomboniera»:  sai che l'importante per me è che vi sia l'impronta particolarmente cara di Penna d'Autore e del suo caro Presidente Nicola. E poi la tua proposta di raccolta fondi per sostenere i costi per la stampa di questo libro è un'idea grandiosa.
Ti ricordo, e ricordo a quanti volessero sostenere questo progetto, che in provincia di Modena stiamo portando avanti con grande soddisfazione questo programma (visibile sul sito www.comunitamammadellapace.org), nel quale è ampiamente spiegato come intendiamo dare assistenza a bambini orfani in difficoltà, senza sradicarli dal loro contesto, prefiggendoci soprattutto di promuovere e proteggere nella loro globalità, i loro diritti fondamentali come sancito dalla dichiarazione dei diritti umani: diritto alla vita, alle cure mediche, all'alimentazione, all'educazione e istruzione, ad un lavoro qualificato e dignitoso, alla costruzione di una famiglia valida e sana ed all'autodeterminazione.
Siamo davanti a una realtà di bambini orfani, ai quali non solo mancano questi diritti, ma sono sottoposti a tremende violenze e realtà note, come quella dei bambini soldato, del traffico organi, delle povere bambine accusate di stregoneria e cacciate dalle comunità e dalle famiglie...
Cerchiamo di favorire loro una cultura di pace, fondata sulla solidarietà ed il rispetto dei diritti umani.
I bambini sono il nostro futuro: non dimentichiamolo!
Il ricavato per la vendita del libro andrà tutto in favore di questo bel progetto... e io sarò doppiamente felice, perché realizzerò il sogno di pubblicare un libro e il sogno di farlo per una giusta e buona causa in cui credo in prima persona, con tutto il cuore.
Ringraziandoti ancora tantissimo per la disponibilità che hai dimostrato ti lascio i dati e le modalità di versamento dei contributi in favore di questa iniziativa, dove ogni singolo amico di Penna d'Autore potrà liberamente partecipare.

CASSA DI RISPARMIO DI CESENA Sede di Modena ABI 06120 CAB 12900 C/C 1000
IMPORTANTISSIMO METTERE SEMPRE LA CAUSALE  «LIBRO PER I BAMBINI DEL CONGO COMUNITÀ MAMMA DELLA PACE».
Un caro saluto a tutti gli amici di Penna d'Autore.
Elisa Ferrari
 

Risposta a Sam: «Lo sfruttamento del lavoro precario che spegne la poesia»

 
Gentile Presidente,
con questa lettera vorrei rivolgermi a Sam, la cui lettera mi ha profondamente toccato, dal momento che anch'io sto vivendo una difficile situazione dal punto di vista del lavoro. Dopo la laurea, infatti, ho fatto uno stage non retribuito alla Gazzetta di Mantova (un'esperienza che, tuttavia, mi ha dato tantissimo) per poi ricevere un esiguo rimborso spese con il Servizio Civile Retribuito, dove, pur avendo raccolto notevoli soddisfazioni, grazie al contatto con i bambini e con le persone, ho dovuto affrontare anche forme di mobbing alquanto svilente; e infine, sono approdata nella redazione di una Radio, per un tirocinio formativo con un discreto stipendio e la possibilità di fare carriera... anche se non so se alla fine dei sei mesi, l'impegno che sto profondendo verrà premiato con un'assunzione. È una situazione di incertezza e di precarietà, in cui posso solo intravedere l'abbozzo di un futuro, avvolto da una coltre di fitta nebbia. Spesso arrivo la sera stanca, ma con la voglia di tuffarmi tra le parole di un libro o tra le parole della fantasia che mi suggerisce di scrivere, malgrado gli occhi pesanti... malgrado la voglia di uscire, di vivere qualche attimo di mondanità. Sono proprio queste parole, questi lembi di fantasia che mi aiutano, che mi permettono di stare bene, di avere fiducia in me stessa. Non è vero che non c'è più spazio per sognare e per fantasticare. È vero che la nostra società è ridotta ad un'isola di divoratori di realtà, dove tutto deve avere una logica, dove ogni risposta deve essere preceduta da una domanda. Ed è vero che l'eccesso di fantasia rischia di fare ammalare: a volte mi capita di isolarmi, e forse in questo periodo lo sto facendo troppo. Tuttavia, è solo una fase, un momento necessario, nonché terreno fertile per la creatività, non ancora uccisa dalla dittatura del "business a tutti i costi". Bisogna cercare di non rimanere schiavi di questa precarietà e di questo mondo in cui sembra che l'unica cosa importante sia la carriera brillante, e per questo bisogna appellarsi anche a tutto ciò e, soprattutto, a quelle persone che ci possono aiutare,  evitando di soffocare, ma assecondando (ripeto la parola) la creatività. 
Mi rivolgo a Sam: riscoprila, falla diventare quella cosa che ti permette di andare avanti, visto e considerato che la precarietà, questa sensazione di essere sfruttata non potrà che protrarsi; e per viverla l'unica cosa è essere coscienti di possedere qualcosa che nessuno ci può prendere. Almeno questa!
Roberta De Tomi, la "Ragazza post-modern"    

 

«Associazione Penna d'Autore senza frontiere»

Egr. Presidente,
sono una cittadina italiana  di ampie vedute, opero in maniera anonima nei confronti delle persone bisognose, sono per lo più persone emigranti dell'Est, il cui contatto è ed è stato per me scuola di vita, un arricchimento culturale, una possibilità di dialogare nelle diverse lingue al punto che penso di poter dare tale definizione (questo è il mio umile pensiero): «Associazione Penna d'Autore senza frontiere» più specifico, invoglierebbe anche stranieri di scrivere in lingua madre.
Luisa Penzo 

 

Da una brutta malattia nasce la voglia di scrivere

Come incominciare questo mio scritto? Molto indecisa, allora mi sono detta; lo farò come se parlassi a dei vecchi amici, spero non vi offendiate per "vecchi".
Sono una persona, di sesso femminile, non più giovanissima, ma con tanta voglia di fare, che però non ho sempre avuto. Per sommi capi voglio raccontare la mia storia.
Tre anni fa, una brutta malattia cardiaca (virale), mi ha messo quasi ko. Il tempo non passava mai, non dovevo fare nulla per dare modo al mio cuore di riparare il danno fatto da un (scusate la parola) maledetto virus. Per farla breve, visto che il mio corpo doveva riposare, la mia mente ha cominciato a lavorare. Storie di persone sconosciute e immaginarie ruotavano nella mia testa, con tanto di colpi di scena e finali a sorpresa. Un giorno raccontai la parte di una di queste storie ad una cara amica; era talmente interessata che mi scongiurò di raccontarle il seguito. Le dissi che non potevo, che non lo conoscevo neppure io, ma spinta dal suo entusiasmo mi misi a scrivere quel finale e continuai a scrivere... fino al classico crampo alla mano. Poi, dopo il primo romanzo ne scrissi un altro e un altro ancora. Finora sono arrivata a sette! Poi ho cominciato con le poesie, e via, mi aveva preso una smania che solo scrivendo mi sentivo viva e in buona salute (i problemi  fisici li ho ancora, ma mi ci sono abituata.)
Il primo romanzo "Un anno una vita" e il secondo "Il girasole nero" sono stati pubblicati e li ho mandati per il concorso 2006 a "Penna D'Autore", nel mio piccolo ho cercato di fare pubblicità, in piccole emittenti locali, in giornaletti del quartiere. Noi "scrittori" sconosciuti abbiamo un grande handicap, le librerie, il nostro libro tanto amato e che ci è caro, non lo vogliono, perché è uno dei tanti, al limite solo su ordinazione del cliente, ma il cliente per ordinarlo deve conoscerlo, e come lo conosce? O è un nostro amico o parente, che già sa del libro; oppure niente, un cane che si morde la coda. Un vortice che ti riporta sempre al punto di partenza, puoi aver scritto un "capolavoro" ma nessuno lo sa, e non  lo saprà mai. Il libro è come un bimbo piccolo che non sa camminare, e nessuno glielo insegna. Ma la voglia e la tenacia non mi mancano, è andrò avanti, chissà quante persone hanno i miei stessi problemi, se così li vogliamo chiamare.
Qualcuno vuole discuterne? Grazie per l'attenzione e buon lavoro a chi mi legge.
Annunziata Scarponi

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