L’Italia delle Scienze,
delle Lettere e delle Arti
È da un bel po’ che vado ripensando un rinnovato ruolo degli artisti
nella vita sociale. È palese, infatti, l’esigenza di una svolta
politica, convinzione degli stessi politici, che purtroppo non hanno
idee chiare in merito: ribaltoni, mescolanze e scissioni non servono a
nulla. Essendo stati tutti formattati per essere compatibili con un
sistema politico carente di valori e senza reali ingranaggi per
connessioni vitali allo stesso sistema, la maggior parte dei candidati alla
vita politica crede di poter governare con il solo bagaglio culturale; il
bagaglio culturale è un bagaglio, non già l’uomo politico.
In queste pagine vorrei provare che “il governare” non s’insegna a
scuola. Un impegno di tale portata sociale, storica ed esistenziale trae
origine da un sentimento profondo di rispetto verso i più deboli e da una
riflessione sulle proprie capacità di intervenire positivamente in una
“Creazione in divenire”.
La creatività è un modo di conoscenza ed anche uno strumento di
comunicazione che non può prescindere dallo sforzo generazionale di ogni
gruppo umano in cammino verso la Verità. Le fantasie che ci vengono e la
creatività che prorompe in noi sono motivate da ideali molto alti, il
fatto è che siamo stati “educati” a non rappresentarli con progetti
politici, da quando la Scienza, la Letteratura e l’Arte sono state scisse
dall’esercizio del governare; col tempo si è poi consolidata proprio questa
concezione, infatti, vi sono stati uomini di scienza, di lettere e di arte
che hanno pagato con la vita la loro lotta politica e proprio per
quell’educazione ricevuta, poiché la politica diventava altro da conoscenza,
aspirazione e creazione, che disorientava l’essere umano. La Creatività e
la Scienza all’alba del Rinascimento sono state “ ingoiate” dalla
politica dei Principi, i quali facevano a gara per primeggiare sugli
avversari, e dalla missione della Chiesa, che in quel tempo sentiva
utile conquistarsi e garantirsi con l’Arte quell’Umanesimo nascente. Da
quel momento, gli artisti, come i letterati e gli scienziati, furono
etichettati quali servitori di una cultura moderna, con la conseguenza
che, col tempo, quei doni divini che non rientrarono nella categoria dei
carismi speciali furono considerati semplicemente “attitudini”, vale a
dire capacità dignitose ma non necessarie al governo della Terra, né al
servizio del Cielo.
Figli del Rinascimento, noi artisti, ricercatori e letterati soffriamo
ancora di questo “mondo incantato” in cui quella politica ci ha
confinati: nel mondo dell’ideale, nel mondo del sogno o dell’ipotetico;
al contrario del giudizio del senso comune, invece, noi siamo
essenzialmente e positivamente intessuti di politica, in quanto il
creativo ha altre chiavi di lettura per leggere la realtà; la rappresenta
e a volte riesce anche ad anticiparla, e se riesce pure a farla percepire,
con le sue opere, impegnando il suo e l’altrui sentimento, allora può anche
trasformarla. Il creativo può essere, dunque, concepito come l’essere
politico per eccellenza, perché realista, descrittivo, innovativo, e
per questo un essere competitivo nell’idea del Bene comune, anzi, se un
creativo non produce niente d’utile alla società, non potrà avanzar
pretese, poiché chi può e non produce è da considerarsi un parassita.
Faccio un esempio: se Dio, pensiero puro per eccellenza, non avesse
comunicato e difeso la sua dignità di Dio, nella realtà dei fatti, noi non
saremmo quali siamo adesso; in un certo senso anche Dio ha politicizzato
la sua Presenza, se per politica intendiamo “la teoria e la pratica che ha
per oggetto l’organizzazione e il governo di uno Stato”. Perfino in
teologia si parla di Economia (salvifica) di Dio, nel senso che Egli
ha usato mezzi consoni alla sua natura per rivelare l’organizzazione che
aveva posto nel Creato e del posto riservato agli uomini, altrimenti non ci
saremmo accorti di Lui e quindi neppure della nostra vita, della nostra
morte e del nostro dolore; e, ancora, nella Tradizione cristiana, se Gesù
di Nazaret si fosse limitato a parlare di cultura e di religione, nessuno
l’avrebbe giudicato, poiché molti altri lo facevano in quel tempo, senza
preoccuparsi di ciò che facevano i governanti nei confronti del popolo,
invece fu giudicato reo di morte, perché rese concreta la sua
predicazione, la Sapienza, con gli strumenti e contro la politica del
tempo, proponendo una prassi di vita più giusta per tutti, servi o padroni
che fossero. Questo discorso vale anche per i non credenti, se si pensa
che la Storia ci ha documentato di eventi e di dottrine a prescindere
dalla fama che poi hanno avuto i vari protagonisti nel corso dei
secoli.
Annamaria Arletti
Il testo è molto lungo. Chi desidera riceverlo in modo
integrale deve inviare una e-mail a Penna d'Autore
Il grande problema
della distribuzione dei libri
Cara "Penna d'Autore" e carissimi tutti,
Innanzi tutto vorrei sinceramente fare i complimenti all'associazione Penna
d'Autore, che ritengo tra le più attive, curate e propositive che io
conosca.
Il tema che vorrei sottoporvi è quello della distribuzione dei libri, o
meglio dei canali distributivi (ricchi di anfratti lugubri e stagnanti).
Di solito sono abituato ad esporre un problema e contemporaneamente ad
immaginare una soluzione che possa ovviarlo, tuttavia, ad oggi non posseggo
soluzioni. In questo caso produrrò un problema e basta, quindi questa
lettera è da considerarsi come una spigolatura enigmistica, con nessuna
pretesa e nessuna aspettativa.
L'idea di problema che mi ero fatto nello scrivere un romanzo è stata:
chissà se lo pubblicheranno (con tanto di sospiro associato).
Il problema, appena terminato il libro, è stato quello di trovare una casa
editrice. Dopo aver ricevuto alcune risposte negative, c'è stata la svolta
con una casa editrice laziale che mi ha permesso di pubblicarlo senza pagare
una lira. A quel punto pensavo che le mie fatiche fossero terminate, invece,
nonostante le presentazioni in librerie (due) andate molto bene, nonostante
un'intervista radiofonica, nonostante le Feltrinelli di Roma e Librerie del
Lazio (a macchia di leopardo) ordinino il libro, per il resto non vedo
attività connesse. Le ordinazioni avvengono solo a termine delle copie
vendute e, senza alcuna spinta distributiva, nelle altre regioni non si
muove nulla anche a ordinarlo.
Come può un autore emergere se non è associato a grandi gruppi editoriali
con una buona distribuzione territoriale? Il libro si vende dove c'è (regola
stupida, ma pur sempre una regola), ma se il prodotto non viene distribuito
come fa la gente a conoscerne l'esistenza?
Vorrei capire se questo è un problema condivisibile con altre esperienze...
oppure è una mia percezione sistemica falsata.
Daniele Pozzi
Il «Trofeo
Penna d'Autore», una buona occasione per confrontarsi
Buon giorno signor Presidente e buon giorno a
tutti i lettori.
Come chi, per tutta la sera se ne è stato seduto in disparte ad una festa,
ho letto la posta degli autori per quasi un anno senza intervenire.
Lo scorso maggio ho assistito alla premiazione del 13° Trofeo Penna d'Autore
e mi complimento con il signor Maglione per l'organizzazione. Inizialmente
avevo anche deciso di fermarmi per la cena, reputandola un'ottima occasione
per conoscere e confrontarmi con chi condivide la mia stessa passione, ma
purtroppo ci sono state motivazione che non mi hanno neppure permesso di
presenziare alla cerimonia fino alla fine.
Siamo di nuovo in pista, si riparte: questo nuovo Trofeo è un'altra
occasione per essere stimolati ad uscire dal guscio, per confrontarsi; è
voglia di leggere e di essere letti.
Auguro un buon lavoro a tutti.
Artemisia Loro Piana
Grazie per le tante dimostrazioni di stima e di affetto
per la Medaglia d'Argento del Presidente della Repubblica
Caro Nicola,
sono molto felice del bel riconoscimento ottenuto da Penna d'Autore. Ti
faccio i miei complimenti e sono contenta che tutto questo arriva come
consolazione e forza dopo tutte le cattiverie che hai ricevuto e di cui ho
molto sofferto anch'io.
Mara D'AlessandroCaro
Nicola,
grazie a te, Calogero e a tutti i partecipanti del «Salotto Letterario»
per la telefonata: è stata una boccata d'ossigeno in una serata un po'
malinconica, per non essere potuta intervenire.
Complimenti per la Medaglia ottenuta per il nostro concorso (permettimi di
chiamarlo così): non avevo dubbi che avresti avuto quanto sperato, per la
tua tenacia!!!
Mariateresa Biasion Martinelli
Mi congratulo vivamente per la «Medaglia
d'Argento del Presidente della Repubblica» al Premio Letterario
Internazionale «Trofeo Penna d'Autore», giusto riconoscimento ad un lavoro
serio e chiaro prodigato, da anni, verso le opere letterarie degli autori
(non solo) emergenti.
Felicitazioni vivissime per il prestigioso
riconoscimento del Presidente della Repubblica relativo al Premio
Letterario «Trofeo Penna d'Autore»!
Rita Mascialino
Complimenti, penso sia veramente meritato.
Elena Molteni
Egregio dottor Maglione,
le
mie più vive congratulazioni per l’ambito riconoscimento da parte del nostro
Presidente della Repubblica, accompagnato dai miei più fervidi AUGURI per
l’attività della Associazione di cui Lei è un così fervido Presidente!
Luigi Gentilini
Buongiorno a tutti voi!
I miei più cari e sentiti auguri per questo meritato riconoscimento!
Colgo l'occasione per salutarvi con stima e affetto.
Spero di poter venire presto a Torino, e
conoscervi finalmente di persona.
Luisella Pisottu
Complimenti
per la Medaglia d’Argento del Presidente della Repubblica.
Ho provveduto a darne notizia sul nostro Giornalino e sul Sito «Comunità
Mamma della Pace».
Aniceto Battani, presidente «Comunità Mamma della Pace»