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Alla cortese attenzione di Nicola Maglione.
Emergono altre opinioni sul grande problema della distribuzione dei libri
Carissimi amici tutti, Egregio direttore,
condivido pienamente quanto espresso da
Daniele Pozzi, Artemisia, Ilaria, Maristella, Elena, Giovanna. È
verissimo che per scrivere (e far venire fuori dalla propria vena
qualcosa che abbia un minimo di senso) occorre talento, fantasia,
intuito, capacità di sintesi, conoscenza della sintassi, eccetera. Per
poter scrivere è necessario leggere. Per scrivere bene è necessario aver
letto molto (e bene). È pur vero che tutto questo non è garanzia che
dalla propria penna vengano fuori conseguentemente e automaticamente dei
capolavori. È altresì vero che oggi, secondo la mia modesta opinione,
moltissimi, troppi, vogliono cimentarsi con la scrittura. Intendo dire
che non è mai sbagliato scrivere per sé stessi o per una cerchia di
amici. Diverso è pretendere che qualcuno pubblichi, distribuisca e curi
la nostra opera in maniera esaustiva. Pretendere insomma che il nostro
nome e cognome salga per incanto agli onori di tutte le cronache.
Sarebbe mera illusione. Ma sono convinto che questo assioma rientri
nella comprensione di tutti noi.
Il mio punto di vista si sposta piuttosto
verso un'altra angolazione. Sono convinto che nella fittissima selva
degli autori (di poesia, di narrativa, di saggistica) qualcuno meriti
attenzione per i contenuti, per lo stile, per l'originalità con i quali
emerge dagli standard.
È questo il punto, secondo me. Chi è che
deve prendersi la briga di evidenziare in maniera fattiva questi
meritevoli? Gli Editori? I Critici letterari? Gli esponenti della
Cultura? I Fautori di appositi Premi Letterari? E sulla base di che
cosa? Di raccomandazioni politiche? Di ineluttabili esigenze di mercato?
Cos'altro?
Carissimi miei, convinciamoci che capacità
narrative e investimenti editoriali viaggiano su binari diversi e dunque
difficilmente si incontreranno. Colpa dei tempi, della frenesia, della
cecità intellettuale, delle connivenze polico-culturali e via
discorrendo.
Da parte mia mi sono messo l'anima in pace.
Ben vengano iniziative altamente lodevoli come "Penna d'Autore" e tutto
quanto intorno ad essa aleggia. Riconoscenza e gratitudine al dr.
Maglione e a tutti i suoi collaboratori. Partecipiamo nel nostro
possibile ai Premi Letterari che in qualche modo ci gratificano, ci
rendono protagonisti, ci elevano agli onori di meritevoli giurie, ci
immortalano in antologie che qualcuno, in qualche parte del nostro Bel
Paese, sicuramente leggerà.
Ma dimentichiamoci, ve lo
dico spassionatamente, l'era dei Mecenati, dei cultori dell'Arte con la
"A" maiuscola. Non è più tempo.
Ermanno Maria Simonini
Saluti a tutti.
Ho trovato simpatica la lettera di Maristella Angeli e in qualche modo preziosa l'ingenuità che vi traspare. Autori, bisogna andare avanti! Ma occorre anche fare attenzione alla qualità dei propri scritti - direi no agli esercizi calligrafici e no all'imparaticcio che ciascuno di noi si porta appresso; la scuola fa danni se la si prende in un certo modo, se, cioè, si associa la capacità di mettere insieme una frase decente con il fare arte.
Credo si dovrebbe partire da qui. Gli
sfoghi personali devono rimanere nel cassetto o devono essere
addirittura buttati: conta la loro sublimazione, conta l'impegno di
rendere il messaggio universale.
Uno stimolo del genere - molto
difficoltoso, una sfida - è alla base di una buona riuscita artistica.
Spetta poi all'editore pubblicizzarla: deve averne i mezzi, deve
rischiare, deve investire.
I grandi editori hanno alle spalle un mare
d'esperienza, sanno come muoversi e sanno come condizionare i lettori.
Il guaio è che creano una sorta di circolo vizioso, deprimendo, in
genere, la qualità del prodotto in quanto destinato ad un pubblico di
bocca buona.
A mio modesto modo di vedere il piccolo
editore non deve fare concorrenza a quello grande, meglio si rivolga ad
una utenza piccola, decentrata, dove il grande editore fatica ad
arrivare. Insomma, bisogna partire dal basso per cambiare le cose, o
anche solo per migliorarle un poco. Il mondo "autorale" ed "editoriale"
in sedicesimo alimenta, in buona fede, questo circolo vizioso,
scimmiottando il modello maggiore senza averne la forza. Così
continuiamo a piangerci addosso e ad accontentarci della
medaglietta. Punto.
Dario Lodi
Il gemellaggio con altre Associazioni: una vecchia idea sempre valida
Carissimo Nicola,
come ti avevo scritto tempo fa, raccolgo in un fascicolo la Posta degli Autori che, a volte, vado a rileggermi. Anch'io, come molti, sono interessata al problema della distribuzione. Oggi gli autori hanno molte più possibilità di rendere visibili i loro scritti pubblicandoli in vari modi e in piccoli quantitativi: attraverso associazioni come Penna d'Autore, tramite siti Internet oppure cercando una piccola casa editrice che accetti di pubblicare il lavoro proposto. Non è facile entrare in quest'ultima realtà vuoi perché ciò che si sottopone può non essere in linea con le iniziative della Casa Editrice, ma spesso perché i contributi-autore richiesti sono piuttosto alti. Di distribuzione poi non se ne parla. Circa una decina di anni fa, quando costituii con altre persone il gruppo di scrittura creativa «Riflessi e Frammenti», possibilità di renderci visibili fuori dal gruppo, diventato successivamente un vero e proprio laboratorio, ce n'erano davvero poche. Ebbi l'idea di dare vita ad una collana di narrativa (esclusivamente e simpaticamente per over 35 data la nostra età che poi è molto over) che potesse almeno essere "commerciabile" all'interno della nostra Associazione, «Lo Specchio di Alice», e altre analoghe. Questa collana, sulla base di un progetto in cui erano previsti le varie fasi di intervento fino alla realizzazione della bozza da consegnare in tipografia, una redazione dove ogni componente aveva delle mansioni e un coordinatore (io), sta funzionando tutt'ora con fasi alterne di alti e bassi. Personalmente ero curiosa di altre realtà, non mi bastavano i corsi di scrittura creativa seguiti a vari livelli, così ho provato a partecipare a qualche concorso. Ho vinto un primo premio proprio con Penna D'Autore e mi sono inserita nelle sue collane di narrativa e, in seguito, di poesia.
Anche altri miei amici di penna hanno seguito con successo questo
tentativo. Poi, su suggerimento di un mio professore, e seguendo
l'esempio di altri che già lo avevano fatto, sottoposi un mio lavoro
ad una casa editrice il cui critico letterario si dichiarò ben felice
di pubblicarlo. L'ho fatto, la casa editrice ha inviato ad altri
critici e a riviste letterarie copie del mio testo e ho ricevuto
parecchie e ottime recensioni. Però... ecco c'è il solito però: la
distribuzione che raramente la piccola, ma anche media, casa editrice
si accolla quando si tratta di un autore sconosciuto. Che fare? Più o
meno quello che fanno tutti: proporlo a qualche libreria che, a onor
del vero, lo hanno pure venduto. Anzi, lo hanno venduto anche a San
Marino, cioè sono andata all'estero. Ma non basta. L'altra strada sono
le presentazioni: un paio le ho fatte sempre con buoni riscontri e
questo significa che il libro piace, ma non basta. È necessario uscire
da Bologna: è quello che sto cercando di fare: trovare associazioni
culturali disposte ad ospitare la sottoscritta, che cercherà di
ricambiare, assieme al suo libro. Con questo si avrebbero più
risultati: fare conoscere il proprio lavoro ad un pubblico più vasto,
vendere qualche copia, discutere su altre opportunità nel campo,
ideare scambi e gemellaggi. Sto facendo l'esperienza dei
gemellaggi con un gruppo di poeti di cui faccio parte; siamo gemellati
con un'Associazioni di pittori di Padova, una di poeti siciliani e una
di poeti-pittori-scrittori, di Tortoreto Lido con risultati davvero
simpatici. È anche un modo di visitare luoghi diversi, conoscere
persone nuove e altro ancora.
Forse non è un percorso nuovo e nemmeno originale, però i poeti e gli
scrittori sono davvero tanti e riuscire ad emergere, ottenere
recensioni anche da critici noti, credo sia già un grosso successo. O
forse lo è per me che, come molte persone, sognavo fin da bambina di
raggiungere i risultati che ho raggiunto ora. Ho impiegato un po' di
anni però...
Ho voluto raccontare la mia esperienza, che, almeno nell'ultima parte,
è diventata quella di altri miei amici di penna di «Riflessi e
Frammenti». Magari ascoltare altre esperienze può essere interessante
e utile. Se ne può parlare.
Per ora invio a te, Nicola, di nuovo tanti auguri, ma li invio anche a
tutti i lettori di questa rubrica e chissà che non nasca davvero
qualcosa di buono.
Ciao Nicola e grazie per l'ospitalità.
Fosca Andraghetti
La collocazione di un libro sul mercato: una goccia in mezzo al mare Buongiorno a tutti,
Dimentichiamoci l'era dei Mecenati, dei cultori dell'Arte con la «A» maiuscola
Carissimi amici tutti, Egregio
direttore,
condivido pienamente quanto espresso da
Daniele Pozzi, Artemisia, Ilaria, Maristella, Elena, Giovanna. È
verissimo che per scrivere (e far venire fuori dalla propria vena
qualcosa che abbia un minimo di senso) occorre talento, fantasia,
intuito, capacità di sintesi, conoscenza della sintassi, eccetera. Per
poter scrivere è necessario leggere. Per scrivere bene è necessario
aver letto molto (e bene). È pur vero che tutto questo non è garanzia
che dalla propria penna vengano fuori conseguentemente e
automaticamente dei capolavori. È altresì vero che oggi, secondo la
mia modesta opinione moltissimi, troppi, vogliono cimentarsi con la
scrittura. Intendo dire che non è mai sbagliato scrivere per se stessi
o per una cerchia di amici. Diverso è pretendere che qualcuno
pubblichi, distribuisca e curi la nostra opera in maniera esaustiva.
Pretendere insomma che il nostro nome e cognome salga per incanto agli
onori di tutte le cronache. Sarebbe mera illusione. Ma sono convinto
che questo assioma rientri nella comprensione di tutti noi.
Il mio punto di vista si sposta piuttosto
verso un'altra angolazione. Sono convinto che nella fittissima selva
degli autori (di poesia, di narrativa, di saggistica ) qualcuno meriti
attenzione per i contenuti, per lo stile, per l'originalità con i
quali emerge dagli standard.
È questo il punto, secondo me. Chi è che
deve prendersi la briga di evidenziare in maniera fattiva questi
meritevoli? Gli Editori? I Critici letterari? Gli esponenti della
Cultura? I Fautori di appositi Premi Letterari? E sulla base di che
cosa? Di raccomandazioni politiche? Di ineluttabili esigenze di
mercato? Cos'altro?
Carissimi miei, convinciamoci che
capacità narrative e investimenti editoriali viaggiano su binari
diversi e dunque difficilmente si incontreranno. Colpa dei tempi,
della frenesia, della cecità intellettuale, delle connivenze
polico-culturali e via discorrendo.
Da parte mia mi sono messo l'anima in
pace. Ben vengano iniziative altamente lodevoli come "Penna d'Autore"
e tutto quanto intorno ad essa aleggia. Riconoscenza e gratitudine al
dr. Maglione e a tutti i suoi collaboratori. Partecipiamo nel nostro
possibile ai Premi Letterari che in qualche modo ci gratificano, ci
rendono protagonisti, ci elevano agli onori di meritevoli giurie, ci
immortalano in antologie che qualcuno, in qualche parte del nostro Bel
Paese, sicuramente leggerà.
Ma dimentichiamoci, ve lo
dico spassionatamente: l'era dei Mecenati, dei cultori dell'Arte con
la 'A' maiuscola. Non è più tempo.
Tantissima cordialità a tutti voi.
Ermanno Maria Simonini
Incontri fra poeti a Treviso, organizzati dal Club dell'Amicizia Caro Nicola, |